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Pensioni vecchiaia, donne, anzianità riforma Governo Renzi: novità quota 100,mini pensione,contributivo sentenze tribunali a breve

Sempre più richieste novità da introdurre nella legge sul welfare per rendere permettere ai lavoratori più anziani di andare in pensione prima ma tanti gli ostacoli: le ultime notizie




Sono sempre di più coloro che chiedono modifiche alla riforma pensioni attuali e novità da introdurre nella legge sul welfare per rendere permettere ai lavoratori più anziani di andare in pensione prima, garantendo allo stesso tempo un ricambio occupazionale per permettere un ingresso più agevole nel mondo del lavoro ai più giovani.

Ma le novità e ultime pensioni non sono poi così positive da far intravedere possibili spiragli di interventi immediati: prima il ministro dell’Economia Padoan ha annunciato una revisione del Def da dopo la sentenza dell’Alta Corte sul caso risarcimenti, poi è arrivato il documento europeo che rimanda l’attuazione di tutte le politiche sociali, mentre i conti pubblici italiani peggiorano e si attende di conoscere il futuro di quei 40 miliardi prestati dall’Italia alla Grecia che potrebbero essere persi per sempre se non si raggiungerà un accordo con l’Ue per evitare il fallimento del Paese.

I motivi della crisi economica sono, dunque, ciò che hanno spinto a rimandare tutto alla prossima Manovra Finanziaria. E a confermare questa nuova deadline è stato anche il presidente dell’Inps Boeri che, mercoledì scorso nel corso della sua audizione in Commissione Lavoro, ha spiegato che i piani di prepensionamento al in discussione, da quota 100, a uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni crescenti, a mini pensione, sarebbero troppo costosi. Secondo Boeri, potrebbero costare tra 8,5 miliardi di euro per l’uscita a 62 anni con 35 anni e 10,6 miliardi per la quota 100.

Ancor di più le risorse necessarie, circa 23 miliardi, per l’assegno universale eppure, paradossalmente, si tratta della misura cui si dicono tutti favorevoli, Ue compresa, ma che non porterebbe alcun vantaggio, cosa che invece garantirebbero i piani di pensionamento, sia in termini occupazionali che di recupero di nuove risorse economiche, seppur nel lungo periodo. Intanto, i prossimi giorni potrebbero rivelarsi importanti, giacchè si attendono diverse sentenze dai tribunali: il 23 giugno è atteso il responso dell’Alta Corte sulla legittimità costituzionale del blocco della contrattazione nel pubblico impiego, che avrebbe un forte impatto economico (non meno di 35 miliardi di euro) e potrebbe chiudere ad ogni intervento pensionistico; si attende anche la sentenza dal Tar del Lazio sulla questione del contributivo donna, e quella per i quota 96 della scuola.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il