Pensioni vecchiaia, donne, anzianità riforma Governo Renzi: novità settimana quota 100, contributivo, mini pensione

Sembrano allontanarsi sempre più le possibilità di approvazione di modifiche all’attuale riforma pensioni: quali sono, problemi e novità

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Sembrano allontanarsi sempre più le possibilità di approvazione di modifiche all’attuale riforma pensioni, interventi al vaglio del governo Renzi da mesi e che mirano a modificare sostanzialmente i requisiti oggi in vigore, permettendo ai lavoratori di andare in pensione prima rispetto all’attuale soglia dei 66 anni e tre mesi oggi richiesti, con sistemi di quota 100, mini pensione, o pensione a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni.

Si tratta, come ben noto ormai, di meccanismi che permetterebbero prepensionamenti a fronte di penalizzazioni, per cui dovrebbe avere un impatto zero sui conti pubblici. Eppure a bloccare ogni tipo di intervento in tal senso è proprio la mancanza di risorse economiche. E’ vero infatti che il piano di quota 100 o mini pensione attraverso decurtazioni sull’assegno finale del lavoratore si autofinanzierebbero, ma è anche vero che almeno nel periodo iniziale servirebbero ulteriori soldi, che pi si potrebbero recuperare.

Anzi: questi meccanismi, sul lungo periodo, assicurerebbero anche risparmi allo Stato, senza considerare che sarebbero vantaggiosi anche per quanto riguarda il rilancio dell’occupazione giovanile. Eppure il presidente dell’Inps Boeri ha rimandato tutto: sarebbero troppo elevati i costi, che oscillerebbero tra gli 8 e i 10 miliardi, e lo Stato ora non dispone di questi soldi. Nemmeno le penalizzazioni previste riuscirebbero a ripagare tali somme. E a poco servirebbe anche l’introduzione del ricalcolo contributivo che cotribuirrebbe a recuperare soldi, ma non abbastanza.

Tutti d’accordo invece sull’introduzione dell’assegno universale, nonostante sia più costoso e non assicurerebbe alcuna restituzione. E’ dunque paradossale che si vogliano rimandare le modifiche ai requisiti pur sapendo che a fronte di investimenti iniziali si riavrebbe tutto indietro, ma che si dica sì ad una forma di sostegno alla povertà il cui impatto economico però sarebbe decisamente peggiore.

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di Marianna Quatraro pubblicato il
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