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Pensioni Governo Renzi ultime notizie riforma: Reiclin, Boeri, Padoan, Poletti,Boldrini quota 100,mini pensione,assegno universale

Continuano ad essere sempre tanti gli interventi sulla riforma pensioni di esponenti politici ed esperti che confermano e smentiscono eventuali modifiche: le ultime modifiche




Continuano ad essere sempre tanti gli interventi sulla riforma pensioni di esponenti politici ed esperti che confermano e smentiscono eventuali modifiche. La strada da percorrere è ancora piuttosto lunga e sembra che ognuno abbia le sue idee, il problema sarà proprio riuscire a trovare un accordo tra queste idee diverse. La presidente della Camera Boldrini, qualche giorno fa in occasione della presentazione del Rapporto sullo Stato Sociale 2015 all’Università La Sapienza di Roma, ha spiegato che l’assegno universale deve essere vista come priorità assoluta perché diventa sempre più necessario sostenere le fasce più vulnerabili della popolazione. Il rischio, altrimenti, sarebbe quello di vedere aumentare le diseguaglianze.

Tra le novità e ultime notizie anche le dichiarazioni di Pietro Reichlin, docente di economia politica alla Luiss, che da sempre spinge su interventi di modifica dei requisiti per andare in pensione, ma a condizione che sia eque e sostenibili e accompagnate dalla possibilità di rilancio dell’occupazione giovanile. Del resto, l’obiettivo dei piani di prepensionamento, tra quota 100, mini pensione e proposta di uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni, è proprio quella di permettere un più agevole ingresso nel mondo del lavoro dei più giovani.

Il problema è che questi piani probabilmente non saranno al momento fattibili e a confermalo è stato proprio il presidente dell’Inps, Tito Boeri, perché risulterebbe troppo alta la spesa per l’applicazione di quota 100, mini pensione o l’uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni, e il governo al momento non può permettersi di sostenerli. Boeri ha, infatti, precisato che per la pensione a 62 anni servirebbero fino a 8,5 miliardi di euro, che salirebbero a 10,6 miliardi di euro (nel 2019) per il piano di uscita con quota 100.

Apre invece alla possibilità di proroga del contributivo donna ma fino a fine 2015. Al problema dei costi elevati, a bloccare interventi sull’attuale legge i conti che continuano a peggiorare. E la conferma arriva dalle ultime dichiarazioni del ministro dell’Economia Padoan, che dovrà rivedere il Def dopo la sentenza sui risarcimenti ma che sembra sia d’accordo sul calcolo pensionistico con sistema contributivo. Durante il Festival dell’Economia di Trento, Padoan ha infatti ha spiegato che i veri diritti acquisiti “sono solo quelli basati sui contributi”.

Tutto rimandato, invece, alla prossima Manovra Finanziaria dal ministro del Lavoro Poletti che ha inoltre spiegato che il motivo per cui il contributivo donna è bloccato è perché manca un’adeguata interpretazione della norma, dichiarazioni che hanno destato qualche perplessità perché non è una norma che deve interpretata ma solo prorogata.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il