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Pensioni vecchiaia, donne, anzianità riforma Governo Renzi: novità quota 100, mini pensioni e nuove leggi richieste da Corte Conti

La riforma delle pensioni continua ad essere al centro dell’interesse politico e sociale: anche la Corte dei Conti spinge verso modifiche urgenti e necessarie. Le novità




La riforma delle pensioni continua ad essere al centro dell’interesse politico e sociale e le novità e ultime notizie confermate dagli esiti delle elezioni comunali di domenica scorsa, vale a dire il calo dei consensi nei confronti del Pd di Renzi, ribadiscono la necessità sempre più urgente di ripartire dai temi sociali e previdenziali per riconquistare la fiducia degli italiani.

E non solo: agire sulle pensioni, infatti, non soddisferebbe solo le richieste di quanti finora vi hanno chiesto interventi di modifica, ma avrebbe vantaggi anche, nel lungo periodo, sia in termini di risparmi, sia in termini occupazioni. Piani messi a punto e finora al vaglio del governo, da quota 100 a mini pensione, a contributivo, infatti, permettono il prepensionamento dei lavoratori più anziani con conseguenti nuove possibilità di assunzioni dei più giovani.

Le penalizzazioni che, invece, prevedono, permettono di accumulare nuovi risparmi che potrebbero poi essere reimpiegati in ulteriori interventi pensionistici. Si torna a parlare anche decreto previdenza, e di una serie di interventi negativi di revisione del comparto previdenziale, dalla separazione tra spesa pensionistica e spesa assistenziale, al taglio a circa 52 tipologie di detrazioni e agevolazioni fiscali previste per le famiglie, alla revisione di baby pensioni, pensioni di reversibilità, invalidità, guerra, cumulo.

Tra le misure previste  anche l’assegno universale, nonostante, come attestato dalle stime, risulti molto più costoso dei piani di prepensionamento bloccati dallo stesso Boeri a causa dei costi elevati che richiederebbero.

La conferma della necessità di interventi sulle pensioni è arrivata anche dall'ultimo rapporto di Finanza pubblica della Corte dei Conti, secondo cui, nonostante la recessione in Italia sembra passata, dati anche il calo del prezzo del petrolio, e quello dei tassi fino al deprezzamento dell'euro, che rendono plausibile considerare fattibili i risultati attesi dal Def per una crescita del Pil dello 0,7% nel 2015 e dell'1,3% nel 2016, servono comunque riforme profonde  per una crescita costante, e quella previdenziale dovrebbe esserne il punto di partenza.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il