Gli ostacoli allo sviluppo dell'economia italia: infrastratture, energia, spesa pubblica

Spesa pubblica crescente, inadeguatezza dei trasporti, elevati costi dell'energia: questi, secondo Confcommercio, i nodi da sciogliere per liberare la nostra economia



Spesa pubblica crescente e di dubbia efficienza, elevati costi dell'energia per famiglie e imprese, inadeguato funzionamento del sistema dei trasporti pubblici e privati, declino demografico e scarsa cultura della concorrenza sia nei mercati dei beni sia in quello del lavoro. Sono questi i nodi da sciogliere per liberare la nostra economia e rimuovere i vincoli a una crescita economica di lungo periodo. Questo, in sintesi, quanto emerge da un'analisi dell'ufficio studi Confcommercio sui fattori che ostacolano i processi di liberalizzazione e la crescita nel nostro Paese.

ENERGIA: In Italia - sottolinea l'ufficio studi Confcomercio - il costo dell'energia elettrica e del gas è tra i più alti in Europa. Un problema legato essenzialmente ad alcuni fattori infrastrutturali: "ridotta capacità di importazione di gas connessa all'inadeguatezza dei rigassificatori nel nostro Paese; ridotta capacità di importazione di energia elettrica a causa di un numero insufficiente di elettrodotti; assenza di fonti di tipo nucleare e insufficienti investimenti sulle fonti innovative".

INFRASTRUTTURE: Ridurre il tempo accessorio permette di accrescere quello dedicato al lavoro. Secondo Confcommercio dunque "la ricetta per muoversi meglio non può essere semplicemente più strade e più ferrovie". Per il trasporto di merci "l'inadeguatezza delle infrastrutture materiali e immateriali (sistemi informativi di mobilità) fa crescere il costo della logistica sul Pil (tra i più elevati in ambito europeo)". La strada ordinaria, che non ha fruito di adeguati investimenti in sicurezza, "causa costi esterni netti, cioé detratte le imposte e le assicurazioni che gravano sugli utenti, pari a oltre 30 miliardi di euro (dato riferito all'anno 2004)". Per questo è necessaria "la messa in sicurezza della rete ordinaria, soprattutto intorno alle periferie delle grandi città, magari mediante la concessione a privati della gestione e del pedaggiamento come fonte di ricavo, in un contesto regolatorio trasparente, stabile ed efficace, dovrebbe essere una priorità di qualsiasi governo". E vale molto di più "di interventi di liberalizzazione parziale di mercati marginali".

SPESA PUBBLICA E P.A: Il tema della spesa pubblica - per Confcommercio - è strettamente connesso a quello delle liberalizzazioni. Nella P.A. infatti "il costo del lavoro è sganciato dalla produttività", cosa da cui derivano alcuni comportamenti con effetti distorsivi per il mercato. "E' evidente, quindi, che una spesa pubblica di dubbia qualità costituisca un vincolo alla crescita. Desta perplessità inoltre l'organizzazione del lavoro. "Non solo nella media delle amministrazioni il numero di dirigenti appare particolarmente elevato in rapporto al resto dei dipendenti - si osserva - Ma, fatto sconcertante, questo rapporto si è quasi raddoppiato nel giro di 12 anni, passando da 3,3 dirigenti per 100 dipendenti nel 1993 a poco meno di 6 nel 2005". Un fenomeno non estraneo alla crescita del peso del costo del lavoro nella pubblica amministrazione rispetto al Pil.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il