BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi della settimana negative, con situazione ferma e confusa

E’ stata una settimana decisamente negativa sotto vari aspetti, per quanto riguarda la discussione sulla riforma pensioni: le ultime notizie




E’ stata una settimana decisamente negativa sotto vari aspetti, per quanto riguarda la discussione sulla riforma pensioni, e sembra che la situazione sia bloccata. Tutto fermo, nonostante restino alcuni spiragli che fanno ancora sperare in novità per le pensioni, anche se siamo piuttosto negativi e in tanti ritengono, che le promesse e gli annunci arrivati nel corso di questi mesi siano destinati a rimanere tali ancora per un bel po’. Probabilmente fino alla prossima Manovra Finanziaria, come annunciato dal ministro del Lavoro Poletti e dal presidente Inps Boeri, probabilmente anche oltre. Molto dipenderà dall’andamento dell’economia italiana e dalle condizioni che si creeranno.

L’obiettivo resta sempre quello di modificare l’attuale legge pensionistica per tutti, con una soluzione universale che renda più ‘morbidi’ i requisiti oggi richiesti per lasciare il lavoro, ma ad oggi continuano ad aumentare gli squilibri e, nonostante si pensi a piani di prepensionamento per tutti, arrivano ancora novità ma solo per singole categorie di lavoratori. Sono stati infatti presentati nuovi ddl in favore dei lavoratori cosiddetti quindicenni, coloro che cioè hanno maturato i requisiti per l’accesso alla pensione prima del 1992, per i quota 96 della scuola, la cui attuale riforma non ha considerato la specificità, per gli usuranti, e in particolare gli edili. Per loro la richiesta è quella di pensionamento con le vecchie norme pensionistiche.

A questi continui errori che tendono a squilibrare il sistema pensionistico in favore soltanto di alcune persone, si affiancano le spese che continuano a gravare esclusivamente su determinati lavoratori, visto che la maggior parte di coloro che percepiscono molto dichiarano molto meno e, di conseguenza, versano anche minori contributi di quanto dovuto. Il tutto si riversa sui cittadini più onesti che sono costretti a pagare di più. Il risultato è un vero e proprio salasso per loro. E, in questo contesto, si attendono eventuali novità che potrebbero derivare dalle discussioni su riforma della Scuola e della P.A.

In entrambe, infatti, si fa riferimento a questioni previdenziali, dalla possibilità di congedo definitivo per i quota 96, per cui sono stati presentati nuovi emendamenti al ddl sulla Buona Scuola di Renzi, alla staffetta generazionale e part time per i dipendenti statali. Si parla, dunque, di singole leggi per specifiche categorie di lavoratori dimenticando la tutela per tutti e contribuendo solo ad aumentare eventuali disparità. La situazione, tra soluzione universale e singole leggi, sembra comunque piuttosto confusa: tutto è ancora molto vago, si discute ma in realtà è tutto fermo, anche a causa degli eventi che sta vivendo la nostra Italia, sia dal punto di vista politico, con un forte calo di consensi nei confronti del Pd come emerso dai risultati delle elezioni regionali prima e comunali poi, sia dal punto di vista sociale, particolarmente impegnata con la questione immigrazione.

E’ stato, infatti, lo stesso premier Renzi a dichiarare che l’Italia sta attraverso il momento decisamente più duro della legislatura ma che proprio per questo potrebbe esserci una svolta decisionista da parte dello stesso Renzi che, come accaduto già con riforma del Lavoro e legge elettorale, ha dimostrato di poter andare avanti tranquillamente da solo quando ha un piano da seguire. E la conferma di un primo passo in tal senso potrebbe essere la nomina dei nuovi vertici della Cassa depositi e prestiti. Al posto di Franco Bassanini e Giovanni Gorno Temprini, rispettivamente presidente e amministratore delegato, sono stati nominati, infatti, Claudio Costamagna e Fabio Gallia, due professionistici economici, particolarmente vicini al premier Renzi e che potrebbero andare ad allargare la sua ‘squadra’ già composta dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, e da commissario per la spending review, Yoram Gutgeld, fortemente voluti, entrambi, proprio dal premier.

Si tratta di scelte ben precise di personalità che potrebbero avere grandi influenze nel percorso di rinnovamento e modifiche che Renzi ha intenzione di percorrere,anche nella specifica direzione delle pensioni. Anche se negli ultimi giorni sono sorti dubbi anche sui piani che lo stesso Renzi avrebbe intenzione di attuare sulle pensioni, dubbi scaturiti innanzitutto dalle sue ultime dichiarazioni sull’assegno universale: dopo averlo tanto sostenuto, il premier lo ha infatti dichiarato incostituzionale, spiegando che compito del governo dovrebbe essere rilanciare l’occupazione e non incentivare a rimanere a casa, cosa che accadrebbe con l’erogazione dell’assegno universale.

Se dunque si dice no all’assegno universale e no ai piani di prepensionamento come quota 100, mini pensione, uscita a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni, come dichiarato dal presidente Boeri che li ha ritenuti troppo costosi al momento per lo Stato, vien da chiedersi quali potrebbero effettivamente essere le modifiche possibili sulle pensioni e se in realtà arriveranno, visto che sembrano venuti meno i pilastri di una riforma delle pensioni. La situazione si evolve dunque con un nulla di fatto costante, esattamente come con un nulla di fatto si è concluso l’incontro di lunedì scorso tra ministro Poletti e sindacati. Nessun accenno alle pensioni ma solo la decisione di tavoli periodici per discutere di questioni sociali. Nulla di concreto, dunque.

Ora si attendono gli appuntamenti della prossima settimana che potrebbe rivelarsi importanti, dalla riunione di lunedì dell’Eurogruppo per la Grecia, ancora alla ricerca di un accordo che non si trova e che potrebbe costare all’Italia quei 40 miliardi prestati al Paese per evitare il suo fallimento. Se così fosse, si perderebbe ogni speranza di intervento sulle pensioni, viste le grandi risorse mancanti. Il 23 giugno, poi, è attesa la sentenza dell’Alta Corte sulla legittimità costituzionale del blocco della contrattazione nel pubblico impiego.

L’impatto economico della misura, se passasse, sarebbe di circa 35 miliardi e sarebbe chiaro che nessuno degli interventi pensionistici previsti, se non quelli negativi, potrebbero essere messi in atto, almeno non per il momento. Entro la fine del mese si attende poi la presentazione del piano di Boeri, ma anche in questo caso regna l’assoluta incertezza ormai.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il