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Pensioni anzianità, donne, vecchiaia riforma Renzi: affermazioni novità Rizzetto, Boeri, Giaccobbe, Renzi, Poletti, Damiano,Padoan

Nuove dichiarazioni di Rizzetto, Giacobbe, Renzi, Boeri, Poletti, Padoan, Damiano sulle pensioni: novità, posizioni e scontri. Le ultime notizie




Non si placa il dibattito sulle pensioni che dopo le novità e ultime notizie della settimana si allarga a comprendere sempre più esponenti politici. Walter Rizzetto, vicepresidente della Commissione Lavoro, chiede che si torni a parlare di staffetta generazionale e esodati, visto che l’Italia, rispetto agli altri Paesi europei, è quella che meno sta aprendo a quelle modifiche pensionistiche che sarebbero necessarie per rilancio dell’occupazione giovanile, e dunque dell’economia in generale. Punta invece su un nuovo ricalcolo degli assegni Anna Giacobbe del P, spiegando che il sistema di rivalutazione degli assegni potrebbe contribuire a ristabilire equità sociale.

Dopo un’intensa settimana di incontri e discussioni, delusioni arrivano anche dal premier Renzi che avrebbe definito ‘incostituzionale’ quell’assegno universale atteso da tutti e da tutti sostenuto, Ue compresa. Renzi avrebbe infatti detto che “La questione occupazione è ai vertici di tutte le preoccupazioni, ma il compito dei politici non è quello di dare i soldi per stare a casa: dobbiamo dare l'idea di dare l’opportunità, di crearti un posto di lavoro, se uno ha voglia”. Spegnendo gli entusiasmi sull’assegno universale, viene meno uno dei principali punti programmatici da sempre sostenuti dal premier e ci si chiede se non verranno meno, nel tempo, anche le altre sue intenzioni di lavoro sulle pensioni.

Si tratta di una prospettiva negativa al momento confermata anche dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, che solo la scorsa settimana, in Commissione lavoro, ha detto che ogni piano di modifica dei requisiti pensionistici che consentirebbe ai lavoratori più anziani di andare in pensione prima non è al momento fattibile, visti gli elevati costi che comporterebbero. Boeri ha inoltre ribadito la sua contrarietà alla staffetta generazionale, perchè peserebbe sulla fiscalità generale, ma ha aperto a ricalcolo contributivo e alla proroga del contributivo donna.

Sul ricalcolo contributivo ha precisato che “Il sistema contributivo è sostenibile nel lungo periodo e va difeso a spada tratta. Se le persone vanno in pensione prima, ci sarebbero dei disavanzi più bassi che se avessero continuato a lavorare. La possibilità di continuare a giocare sul bilancio temporale non è stata sfruttata durante la crisi e, per questo, credo che il governo dovrà andare alla trattativa comunitaria perchè ha le carte in regola. Questa ipotesi è sostenibile. Le pensioni che verranno erogate in futuro sarebbero comunque sopra il livello di assistenza”.

Dopo l'incontro con i sindacati, e l'accordo di tavoli permanenti in cui si parlerà di pensioni e questioni sociali, il ministro Poletti apre a novità pensioni e nuovo sistema di calcolo pensionistico. Nei prossimi giorni, invece, ci si prepara a nuovi incontri tra ministro Poletti, ministro dell’Economia e presidente Boeri, proprio per discutere di modifiche e novità pensioni. Dal canto suo, il ministro dell’Economia continua a ribadire che il sistema pensionistico italiano è uno dei più stabili e sostenibili d’Europa e che dovrebbe essere toccato con attenzione.
Intanto Cesare Damiano continua a spada tratta la sua battaglia in difesa della necessità di interventi sulle pensioni. Dopo aver reputato importante l'incontro tra sindacati e ministro del Lavoro, Damiano guarda ora  all’incontro tra il ministro dell’economia, Poletti e Boeri e, dopo le dichiarazioni della scorsa settimana di Boeri, che ha rimandato ogni intervento pensionistico e modifiche ai requisiti previdenziali alla prossima Manovra Finanziaria, attende di conoscere le nuove proposte del governo.

Damiano ritiene che i piani di uscita anticipata proposti, da quota 100 a uscita a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni, non possano essere ridotti a meri costi, come sottolineato da Boeri, perché a fronte delle spese che richiederebbero, riuscirebbero, d’altro canto, anche a garantire risparmi, seppur nel lungo periodo, di circa 350 miliardi di euro per lo Stato.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il