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Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi questa settimana riguardo quota 100, mini pensione, assegno universale, contributivo

Dopo l’ennesima settimana di discussioni, incontri e dibattiti sulla questione pensioni tutto ancora fermo e dietrofront su prepensionamenti e assegno universale: le ultime notizie




Dopo l’ennesima settimana di discussioni, incontri e dibattiti sulla questione pensioni, continuano ad arrivare proposte dedicate esclusivamente a determinate categorie di lavoratori, tra quota 96, part time per i dipendenti pubblici, modifiche per gli edili e i lavoratori cosiddetti quindicenni, che hanno cioè maturato i requisiti pensionistici entro il 31 dicembre 1992, ma tutto sembra, invece, bloccato su quella soluzione universale da tutti attesa sin da quando, l’anno scorso, il ministro del Lavoro Poletti ne aveva annunciato la necessità. Avrebbe dovuto trattarsi di modifiche definitive ai requisiti per andare in pensione ma le novità e ultime notizie confermano, invece, che al momento nulla di tutto ciò sarà approvato.

A darne annuncio, se vogliamo ufficiale, è stato il presidente dell’Inps Boeri che, in audizione in Commissione Lavoro lo scorso 10 giugno, ha chiaramente detto che quota 100, uscita a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni, così come la staffetta generazionale al momento non possono essere approvati perché troppo costosi. Secondo quanto sottolineato da Boeri, infatti, il piano Damiano-Baretta costerebbe 8,5 miliardi, mentre l’uscita a quota 100 costerebbe fino a 10,6 miliardi fino al 2019, cifre decisamente insostenibili al momento per il governo che non ne dispone.

E non riuscirebbe a recuperarle nemmeno dalle penalizzazioni che ognuno di questi piani prevede. La strada potrebbe essere quella di approvare quegli interventi negativi su baby pensioni, pensioni di invalidità, reversibilità, cumulo, e di ricalcolo degli assegni che garantirebbero risparmi, ma tutto in maniera relativa per il momento. E mentre Boeri chiude  ai prepensionamenti, rimandandoli, sulla scia di quanto aveva già dichiarato il ministro del Lavoro Poletti, alla prossima Manovra Finanziaria, il premier Renzi chiude all’assegno universale.

Da sempre tra i principali punti programmatici del suo piano di intervento sulle pensioni, unica misura, tra l’altro, capace di mettere tutti d’accordo, Ue compresa, sembra ora svanire come ipotesi. Renzi ha considerato l’assegno universale incostituzionale, spiegando che sarebbe meglio concentrarsi su nuovi piani di reintegro lavorativo e nuove opportunità occupazionali, piuttosto che sull’erogazione di soldi alle persone perché stiano a casa. E’ chiaro, dunque, come, forse esattamente come accaduto già l’anno scorso, alle soglie dell’estate, quando tutto sembrava pronto, ancora volta si pensi a rimandare ogni intervento. E forse si continuerà sulla strada di questi continui rinvii fino a quando le condizioni economiche di Italia non miglioreranno al punto di permettere l’attuazione di nuovi interenti.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il