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Pensioni anticipate novità requisiti, età, contributi in legge Pd-Sel differenziati per occupazione con quota 100, mini pensione

Definire requisiti di accesso alla pensione in base alle tipologie di lavoro svolto: la nuova proposta Pd che affianca piani quota 100 e mini pensione: cosa prevede




Se al vaglio del governo negli ultimi mesi ci sono state le proposte di modifica dell’attuale legge pensionistica riguardanti i requisiti di uscita dal lavoro, da quota 100, a mini pensione, a uscita a 62 anni di età, con 35 anni di contributi e penalizzazioni crescenti fino ad un massimo dell’8%, tra le novità e ultime notizie la recente proposta della deputata Pd Patrizia Maestri che prevede la definizione di requisiti pensionistici contributivi in base all’attività lavorativa svolta durante la propria vita.

Facendo particolare riferimento ad alcune categorie di lavoratori, come gli addetti all'assistenza nel settore anziani e disabili, la Maestri ha chiesto al governo di non adeguare l’età pensionabile di questi lavoratori alla crescita dell’aspettativa di vita Istat, come previsto dall’attuale legge, adeguamento che scatterebbe già dal prossimo gennaio 2016.
 

Si tratta dell’ennesima proposta di modifica presentata al fine di cambiare la legge attuale e arrivata dopo tutte le difficoltà che si stanno incontrando per abbassare l’età pensionabile per tutti, soprattutto alla luce delle novità dichiarate dal presidente dell’Inps Boeri, secondo cui quota 100 e piano Damiano-Baretta non possono essere al momento approvati perché troppo costosi e, si sa, lo Stato non ha a disposizione le risorse economiche necessarie e non basterebbero nemmeno le penalizzazioni che tali piani prevedono per colmare i costi troppo elevati che richiederebbero.


Non si tratta della prima volta che viene avanzata una proposta di adeguamento dei requisiti pensionistici al lavoro svolto: già qualche tempo fa, alcuni esponenti di Sel avevano proposto un piano di pensionamento con requisiti di uscita da definire sulla base della tipologia di lavoro svolto, considerando che difficoltà e problemi cambiano da lavoro a lavoro, e sulla base di queste definire nuove tabelle contributive.

Tra i piani di differenziazione dei requisiti pensionistici, potrebbe esserci quello di quota 100 proposto da Cesare Damiano. Si tratta, infatti, di un meccanismo che consente al lavoratore stesso di decidere età e contributi con cui lasciare il lavoro.

La somma di età anagrafica e contributiva deve, però, dare necessariamente come risultato 100. E ciò significa che ogni lavoratore potrebbe scegliere di andare in pensione a 60 anni di età e 40 di contributi, o a 61 anni di età con 39 anni di contributi, o a 62 anni con 38 anni di contributi, e così via.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il