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Pensioni precoci, usuranti, donne Governo Renzi: riforma novità dopo rinnovo stipendi, sblocco PA quota 100, assegno universale

Piani di prepensionamento e assegno universale per modificare attuale legge previdenziale: ultime notizie in attesa della sentenza sul blocco della contrattazione pubblica




Sistema di uscita con quota 100, mini pensione, piano Damiano-Baretta, e assegno universale decisamente in bilico: le novità e ultime notizie confermano prospettive decisamente negative sul futuro di quella legge previdenziale che il governo Renzi dichiara da sempre di voler modificare. Eppure, nonostante discussioni, continue proposte e ddl presentati, nulla è ancora cambiato.

E probabilmente nulla cambierà ancora per molto. Per certi versi, sembra di tornare indietro di un anno quando, alle soglie della scorsa estate, dopo tanto discutere, tutti hanno fatto calare il silenzio sulla questione pensioni rimandando ogni intervento alla Manovra Finanziaria. Anche quest’anno stesso copione: prima il ministro del Lavoro Poletti e poi il presidente dell’Inps Boeri hanno dichiarato che probabilmente prossime misure pensionistiche potrebbero arrivare con la Manovra d’autunno.

E questo, nonostante a giorni si attenda la presentazione del piano pensioni di Boeri. Le misure principali che, però, erano attese sembrano essere svanite, dai piani di prepensionamento, perché troppo costosi, all’assegno universale, definito dal premier Renzi incostituzionale. Resterebbero dunque possibili ricalcolo contributivo, interventi negativi su baby pensioni, pensioni di invalidità e reversibilità, novità per le ricongiunzioni operose e probabilmente per il contributivo donna, cui sembrano aver aperto sia Boeri che Renzi stesso.

Il motivo del ‘tutto fermo’ è la mancanza di quelle risorse finanziarie che sarebbero fondamentali per intervenire e questo è il motivo per cui al momento sarebbero più probabili quegli interventi negativi sopra citati che consentirebbero di accumulare risparmi.

E a peggiorare, probabilmente la situazione,c’è anche l’attesa sentenza della Consulta sulla legittimità del blocco della contrattazione del pubblico impiego. Se, infatti, la misura dovesse passare, cosa che sapremo a breve, costerebbe fino a 35 miliardi di euro, avendo un impatto certamente negativo su ogni altro possibile intervento, che verrebbe chiaramente meno.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il