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Ultime notizie pensioni: poco spazio o nulla per interventi in manovra finanziaria dopo stipendio, contratti sblocco statali

Si attende ancora la sentenza ufficiale della Consulta su sblocco contratti e stipendi e si temono conseguenze negative per novità pensioni: le ultime notizie




AGGIORNAMENTO: Quello che avevamo confermato stando alle novità e alle ultime notizie aggiornate che trepalevano è stato confermato, ovvero che la Consulta ha deciso ufficialmente lo sblocco dei contratti del pubblico impiego e degli statali ma solo dall'anno prossimo dal 2016 che saranno, come sempre ricontratti e rivisti, in sede di manovra finanziaria ad Ottobre 2015. Per il passato la norma non è valida.
Il problema, però. rimane, in quanto in una manovra finanziaria dove le risorse sono già minime con in più le clausole di salvauguardia dell'anno scorso da risolvere per non avere aumenti su iva e altre tasse automatiche, diventano sempre più stretti gli spazi per la riforma della pensioni tanto attesa e tanto annunciata che a questo punto dovranno per forza essere realzizati a costi zero come ha sempre detto Boeri, di cui, nel frattempo si apsetta ancora il piano. 

Si attende ancora la sentenza ufficiale della Consulta sul ricorso contro il blocco dei rinnovi dei contratti per oltre 3 milioni di lavoratori statali e, nell'attesa dell'ufficialità, trapelano prime possibili indiscrezioni. Le novità e ultime notizie, infatti, parlano della possibilità che la Consulta decida lo sblocco della contrattazione a partire dal 2016 ma senza riconoscere ai dipendenti pubblici gli arretrati maturati nei cinque anni di blocco contrattuale. Questa decisione potrebbe certamente limitare i costi dell’operazione previsti nei giorni scorsi e permettere eventuali margini di manovre.

Stando, infatti, alle stime diffuse nei giorni scorsi dall’Avvocatura dello Stato, ‘l’onere della contrattazione di livello nazionale per il periodo 2010-2015, relativo a tutto il personale pubblico, non potrebbe essere inferiore a 35 miliardi, con effetto strutturale di circa 13 miliardi annui dal 2016’. Cifre che rende chiaramente comprensibile come, se passasse la misura esattamente come richiesto e con rispettive erogazione degli arretrati, ogni possibilità di intervento sul altre questioni sarebbe chiusa per il momento.

I costi elevati richiesti, nel caso di sblocco e pagamenti arretrati, peserebbero fortemente sulle casse dello Stato influenzando, a cascata, tutto il resto. Il ministro della P.A. Madia continua a ribadire che la Consulta non boccerà il blocco dei contratti P.A., anche perché già in passato ha giudicato legittimo il blocco dei contratti pubblici. Di certo c’è che le conseguenze si farebbero decisamente sentire e i delusi sarebbero soprattutto coloro che da tempo aspettano novità per le pensioni.

Finora infatti tutto è rimasto bloccato, nonostante proposte, piani e ddl, per mancanza delle risorse economiche necessarie, tanto che lo stesso presidente dell’Inps Boeri ha rimandato piani di quota 100 e di uscita a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni crescenti proprio perché richiederebbero al momento costi elevati che lo Stato non può permettersi. E questa situazione lascia pensare che probabilmente, come ipotizzato, gli interventi che potrebbero essere attuati sulle pensioni in questa prima fase sono quelli negativi di tagli e ricalcolo contributivo che permetterebbero di mettere da parte ulteriori risorse per modifiche positive successive.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il