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Pensioni Renzi riforma ultime notizie: decreto previdenza 360 gradi più fattibile seppur con forti ritardi quota 100,mini pensione

Crescono i sostenitori del decreto previdenza e crescono i contrari a modifiche dei requisiti pensionistici: cosa è cambiato e novità




Avrebbe dovuto essere discusso a inizio 2015, poi rimandato al mese di marzo il decreto previdenza e sulla povertà, con misure volte alla tutela di coloro che a causa della grave crisi economica si sono ritrovati in condizioni di forti difficoltà economiche e volte a ristabilire equità sociale. A parlarne era stato il premier Renzi, che aveva anticipato, tra le misure, salario minimo, tagli alle agevolazioni fiscali alle famiglie, terzo e quarto atto della riforma dell’occupazione. Le novità e ultime notizie hanno reso chiaramente noto che queste ultime misure sono state approvate a prescindere dal decreto previdenza che invece è saltato finora ma tornato prepotentemente i discussione in questi ultimi giorni.

E crescono sempre più coloro che sostengono la sua applicazione. O meglio, aumentano coloro che ritengono che le misure del decreto previdenza possano anticipare e spianare la strada a successivi interventi di modifica dei requisiti pensionistici oggi richiesti per la lasciare il lavoro e che dal prossimo primo gennaio 2016 aumenteranno ancora, per adeguamento all’aspettativa di vita così come previsto dall’attuale riforma, diventando dunque ancor più rigidi.

E’ possibile che il decreto previdenza arrivi prima o dopo la Manovra Finanziaria d’autunno, anche se si spera prima, considerando che dovendo spianare la strada a modifiche dei requisiti per andare in pensione, e che presidente dell’Inps Boeri e ministro del Lavoro Poletti hanno annunciato interventi in tal senso nella prossima Manovra, sarebbe meglio concretizzare prima quegli interventi come tagli e revisioni che permettono di recuperare nuove risorse economiche. E si allontanano dunque al momento le ipotesi di approvazione immediata di piani di quota 100, mini pensioni, uscita a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni.

E crescono, tra l’altro, coloro che prima ne sostenevano la necessità di approvazione ma che hanno fatto un passo indietro. Tra tutti spicca il presidente dell’Inps Boeri che ha sempre ribadito l’urgenza di cambiare i requisiti di accesso alla pensione ma che ora dice no a quota 100 e proposta di Damiano di pensione a 62 anni con penalizzazioni, perché troppo costosi. Anche il ministro del Lavoro Poletti qualche settimana fa ha rimandato tutto in merito. E si tratta di personalità autorevoli che si affiancano a quelle di ministro dell’Economia, del presidente della Bce Draghi e di organismi come Ocse ed Fmi, da sempre contrai a interventi pensionistici in tal senso.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il