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Pensioni tante leggi nulla concreto, riforma PA stipendi statali aumento contratti rinnovo. quota 96, indulto: novità oggi lunedì

Le novità ad oggi lunedì 29 Giugno 2015del governo Renzi tra questione pensioni e carceri, riforma contratti, quota 96 e sblocco contrattazione pubblica. Le ultime notizie




Sono ben 17 i disegni di legge depositati dai diversi partiti politici per modificare i requisiti di accesso al trattamento pensionistico e probabilmente ne continueranno ad arrivare, mentre si continua a discutere di questione carceraria e quota 96. Vediamo le novità ad oggi luendì 29 Giugno 2015

Pensioni: Sono ben 17 i disegni di legge depositati dai diversi partiti politici per modificare i requisiti di accesso al trattamento pensionistico e probabilmente ne continueranno ad arrivare fino a quando la situazione pensioni non sarà in qualche modo chiusa. Nonostante tutto sia al momento bloccato, la Lega ha chiesto di prorogare il contributivo donna, anche oltre il 2015, e la possibilità di pensione a 64 anni di età per i dipendenti pubblici che hanno maturato la quota 96 entro il 31 dicembre 2012. Il M5S, da canto suo, ha presentato disegni di legge per chiedere la proroga al 2018 del contributivo donna, ma anche per l’approvazione dell’assegno universale, che però è stato bloccato dal premier Renzi. E’ di Sel, invece, la proposta di richiesta di agevolazioni previdenziali e misure per il ricollocamento lavorativo dei lavoratori over 55 rimasti disoccupati, mentre punta sull’aumento delle pensioni minime a mille euro Forza Italia. Tra le principali proposte di modifica alle pensioni, i piani di prepensionamento di Cesare Damiano del Pd, di uscita a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni crescenti fino ad un massimo dell’8%, e di quota 100, che permette al lavoratore di decidere a che età lasciare, se a 60 anni di età con 40 di contributi, 61 di età con 39 di contributi, 62 anni con 38 di contributi e così via purchè somma si età anagrafica e contributiva dia come risultato finale 100, è stato sempre protagonista del dibattito pensionistico.

Riforma contratti: Tra i decreti attuativi del Jobs Act, novità per le forme contrattuali. Dal prossimo 2016, infatti, spariranno i vecchi co.co.pro., per cui non esisteranno più le forme di collaborazione a progetto mentre resteranno le collaborazioni regolamentate da accordi collettivi, stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative sul piano nazionale, che prevedono discipline specifiche relative al trattamento economico e normativo in base alle esigenze produttive ed organizzative del relativo settore.

Indulto e amnistia: Nessuna novità rilevante sulla discussione delle misure di indulto e amnistia ma si continua a discutere di riforma carceraria. Interventuto sull'abolizione del carcere per diffamazione a mezzo stampa, Walter Verini, capogruppo Pd in Commissione Giustizia, ha detto che “I cittadini ingiustamente diffamati hanno strumenti in più di difesa, la libertà di informazione è più protetta. Credo si sia votata una buona legge e il fatto che vi siano stati soltanto tre voti contrari lo dimostra. L’abolizione del carcere per la diffamazione a mezzo stampa è una conquista di civiltà, così come la causa di non punibilità in caso di pubblicazione della rettifica”.

Quota 96: Nessuna novità ancora sulle soluzioni di pensionamento per i quota 96 della scuola che evidentemente dovranno ancora aspettare un bel po’ prima di vedersi riconosciuto il diritto al congedo, nonostante abbiano maturato da tre anni ormai i loro requisiti di accesso alla pensione.

Sblocco rinnovo stipendi statali: La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il mancato rinnovo del contratto del pubblico impiego negli ultimi 6 anni ma la sentenza avrà valore nel 2016 e non è retroattiva. Il ricorso contro il blocco dei contratti era stato presentato dal sindacato Confsal-Unsa e qualora accolto in pieno avrebbe comportato un esborso per lo Stato di almeno 35 miliardi per la vacanza tra il 2010 e il 2015, con un effetto strutturale di 13 miliardi annui a partire dal 2016, secondo una memoria presentata dall’Avvocatura dello Stato che difende il governo. La sentenza della Consulta salva i conti pubblici ma obbliga anche a riaprire la questione contratti per oltre 3 milioni di lavoratori. E a questo punto si pone il problema dei costi. E' vero che non costerà 35 miliardi di euro, ma certamente richiederà una cifra considerevole. Intanto, sono stati annunciati incontri a partire dalla prossima settimana tra governo e Tesoro per capire somme ed erogazioni. Secondo alcuni tecnici del governo, infatti, i sindacati dovranno accettare uno sblocco graduale dei contratti per i lavoratori perchè altrimenti si metterebbero a rischio le misure a sostegno della povertà.  
 

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il