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Ultime due sentenze dell’Alta Corte su rimborsi ai pensionati e sblocco della contrattazione avranno enormi conseguenze sui costi dello Stato: al via rispettivamente dal prossimo agosto e dal 2016




Le recenti sentenze dell’Alta Corte hanno stabilito il risarcimento ai pensionati che non hanno goduto della rivalutazione dei loro trattamenti previdenziali se superiori tre volte al minimo Inps e lo sblocco dei contratti per i dipendenti pubblici. Sentenze che avranno come conseguenze un’enormità di costi per lo Stato. L'Inps ha confermato che, per il biennio 2012-2013, i trattamenti tra 3 e 4 volte il minimo saranno rivalutati, a partire dal prossimo agosto, del 40%; quelli tra 4 e 5 volte del 20%; quelli tra 5 e 6 volte il minimo del 10% e questo significa che, per esempio, un assegno di 1500 euro salirà di circa 800 euro con un aumento mensile di circa 7-8 euro in più per gli ultimi mesi del 2015, che diventeranno 17 euro dal 2016.
 
Un assegno di 2mila euro aumenterà di 530 euro e circa 5 euro in più al mese fino al 31 dicembre 2015, che diventano 11 euro nel 2016; per un assegno di 2500 euro l’aumento sarà di 330 euro. Le pensioni di importo superiore a sei volte il minimo non avranno nessun rimborso. Le cifre sono da considerare al lordo del prelievo fiscale, l'importo netto sarà, dunque, inferiore e, per gli anni precedenti saranno soggetti ad un'aliquota Irpef ricompresa tra il 23 ed il 29%, mentre per quest’anno vale l’aliquota ordinaria.

I rimborsi per le pensioni superiori a tre volte il minimo bloccate dal Salva Italia spetteranno anche agli eredi. Secondo quanto previsto dal decreto legge del governo, i risarcimenti saranno erogati anche alle pensioni ‘che al momento della lavorazione risulteranno eliminate. Il pagamento delle spettanze agli aventi titolo sarà effettuato a domanda nei limiti della prescrizione’.

Ai costi da sostenere per i rimborsi, si aggiungono quelli per lo sblocco degli stipendi dei lavoratori pubblici. L’Alta Corte ha dichiarato illegittimo il blocco della contrattazione pubblica e a partire dal prossimo 2016 ci sarà l’adeguamento. La sentenza non ha effetto retroattivo, per cui significa che non costerà quei 35 miliardi di euro che erano stati stimati dall’Avvocatura dello Stato. Il costo che lo Stato dovrà sostenere per i circa 3 milioni di lavoratori statali a partire dal prossimo anno sarà di circa 900 milioni di euro. Gli stipendi degli statali devono essere adeguati all’inflazione italiana che, nel Def, è prevista all’1% per il 2016.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il