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Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi: sempre più difficile nella realtà interventi in Finanziaria. Lo dicono i numeri

Continuano a peggiorare i conti pubblici in Italia e numeri, novità e ultime notizie lo dimostrano: dati recenti chiudono a margini di interventi sulle pensioni. Le novità




Continuano a peggiorare i conti pubblici in Italia e numeri, novità e ultime notizie lo dimostrano: i recenti dati diffusi dalla Banca di Italia attestano che ad aprile il debito pubblico italiano ha segnato un nuovo record, salendo di 10 miliardi, a 2.194,5 miliardi di euro, aumento che è stato superiore al fabbisogno del mese (6,4 miliardi. In particolare, il debito delle Amministrazioni centrali è aumentato di 9,9 miliardi e quello delle Amministrazioni locali di 0,1 miliardi, mentre quello degli Enti di previdenza è rimasto sostanzialmente invariato.

Ma non è finita qui: dagli ultimi dati resi noti da Comitato tecnico scientifico di itinerari previdenziali, dalle dichiarazioni Irpef 2013 emerge che la metà degli italiani risulta non avere reddito e dei 31 milioni di contribuenti nel nostro Paese solo un terzo dichiara redditi fino a 7.500 euro annui, pagando in media 55 euro di Irpef. Emerge inoltre che a percepire un reddito lordo sopra i 55mila euro sono solo 1,64 milioni di contribuenti, il 4,01% del totale, che da soli pagano il 32,6% di tutto l'Irpef.

L'analisi sottolinea come quasi 20 milioni di contribuenti, cioè il 46,56% del totale, dichiarino da zero a 15mila euro, un reddito medio mensile cioè sotto i 600 euro e che su 60,782 milioni di abitanti il numero di contribuenti che presentano la dichiarazione dei redditi è di circa 41 milioni, ma i contribuenti effettivi, coloro che cioè pagano almeno un euro di tasse, sono circa 31 milioni. Ciò significa che la metà degli italiani risulterebbe senza redditi, gravando dunque sulle spalle di altri.

In virtù dei conti che continuano a peggiorare, della sentenza dell’Alta corte che ha deciso i risarcimenti ai pensionati, e dell’ultima sentenza, sempre dell’Alta corte, che ha dichiarato illegittimo il blocco della contrattazione dei dipendenti pubblici, il ministro dell’Economia Padoan ha già annunciato una revisione del Def per aggiornare i numeri. A questa situazione che mostra già un’evidente difficoltà nei conti si aggiungono il problema delle clausole di salvaguardia, che scatterebbero nel 2016 portando a nuovi aumenti, dall’Iva ai carburanti; quello dell’eventuale buco di quei 40 miliardi prestati alla Grecia per evitare il suo fallimento, che ha portato ad aumenti dello spread e delle tensioni sui nostri mercati, e che se dovesse fallire l’accordo con l’Europa non verrebbero mai restituiti, chiudendo le porte ad ogni possibilità di nuova riforma, interventi pensionistici compresi; e quello dell’abolizione delle Province che avrebbe dovuto produrre risparmi ma che, invece, sta portando tutto il contrario e il caso del Friuli lo dimostra.

Saranno abolite quattro province ma nasceranno ben 17 mini-province, Unioni di Comuni che avranno parte dei compiti che erano dalle province; ogni Unione di Comuni avrà un proprio direttore generale, per cui ci saranno 17 direttori nuovi generali. Inoltre, dal primo luglio, gli uffici del Sevizio Lavoro delle ex Province, con i loro 300 addetti, passeranno in carico alla Regione Friuli e i dipendenti provinciali diventeranno regionali, con vantaggi retributivi, a partire dalla quattordicesima mensilità, che gli impiegati provinciali non avevano. E’ chiaro, dunque, come serva a questo punto prendere la reale strada verso la spending review e misure di contenimento della spesa pubblica, sia sulla previdenza e che su tutti gli altri sprechi dello Stato. Finora il premier Renzi non ha fatto nulla di concreto in tal senso ma senza questi interventi non si potrà far nulla ancora sulle pensioni.

Si potrà, comunque, agire sulle pensioni solo attraverso piani di intervento a costo zero, come la proroga del contributivo donna con possibilità di estensione, come detto dal presidente dell’Inps Boeri (ma da prendere con le pinze) a tutti i lavoratori, anche uomini, attraverso il ricalcolo contributivo della pensione, che sarebbe così ridotta. Tra nuova sentenza dell’Alta Corte sulla contrattazione pubblica, per cui serviranno circa 7 miliardi, bocciatura del meccanismo antievasione della reverse charge, che potrebbe costare fino a 728 miliardi, e altre misure che richiederanno soldi, sarà necessario mettere a punto nella prossima Manovra Finanziaria eventuali modulazioni. Ma certamente in questo quadro la questione pensioni potrebbe passare in secondo piano.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il