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Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi con ripercussioni indirette da velocizzazione riforma pubblica amministrazione

Il premier Renzi rilancia sulle riforme e accelerare sulla riforma della Pubblica Amministrazione: i motivi e possibili conseguenze su pensioni




Il premier Matteo Renzi rilancia sulle riforme e accelerare sulla riforma della Pubblica Amministrazione. L’accelerazione del premier è probabilmente motivata dal fatto che vorrebbe introdurre la norma sull’aumento delle retribuzioni statali in maniera progressiva partendo dai redditi più bassi, in modo da avere a disposizione ulteriori risorse economiche da utilizzare per ulteriori margini di manovra. Ed è per questo che si è rivolto ai sindacati solo qualche giorno fa chiedendo che accettino questo compromesso, altrimenti verrebbero a mancare i soldi per definire misure a sostegno dei più poveri e dei meno abbienti.

Se, infatti, gli aumenti venissero definiti in maniera uguale per tutti, non si potrebbe far nulla per l’assegno universale e si avrebbero ulteriori ripercussioni negative su eventuali interventi pensionistici. Ciò significa che in base alla partita sui costi della riforma della P.A. si potrebbero pensare, o meno, anche novità sulle pensioni nella prossima Manovra Finanziaria a seconda dei soldi avanzanti.

Del resto, nella stessa riforma della P.A. vi sono diversi emendamenti che mirano nuovamente al part time e alla staffetta generazionale volte a favorire il turn over lavorativo per sbloccare il ricambio generazionale e svecchiare il comparto della P.A., tra i più anziani d’Europa, rilanciandone così anche la competitività. Il ministro Madia, l’anno scorso, aveva già sostenuto l’importanza della staffetta generazionale proponendo un piano che lasciasse ai lavoratori cui mancassero pochi anni alla pensione la possibilità di scegliere di passare dall’impiego full time all’impiego part time, con stipendio ridotto, e contributi che avrebbero dovuto essere regolarmente pagati però dallo Stato fino alla maturazione della naturale pensione.

La Ragioneria di Stato aveva bloccato questa ipotesi perché troppo costosa per lo Stato, il piano è stato poi rimodulato prevedendo il pagamento dei contributi mancanti alla pensione a carico dei lavoratori stessi, meccanismo che però è stato definito ingiusto e che non  avrebbe avuto alcuna convenienza per i lavoratori che comunque non sarebbero stati portati a scegliere il part time. Oggi i costi sarebbero comunque elevati e infatti il ministro dell’Economia Padoan e il presidente dell’Inps Boeri si dicono contrari.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il