L'eliminazione dello scatto alla risposta avrebbe gravi ripercussioni per le società telefoniche

Asstel, l'associazione che rappresenta le imprese esercenti servizi di telecomunicazioni, ha espresso forte preoccupazione per le conseguenze sul settore tlc derivanti dall'abolizione dello scatto alla risposta nelle chiamate dai cellulari



Asstel, l'associazione che rappresenta le imprese esercenti servizi di telecomunicazioni, ha espresso forte preoccupazione per le conseguenze sul settore tlc derivanti dall'abolizione dello scatto alla risposta nelle chiamate dai cellulari.

L'associazione dichiara, come si legge stamane su Tel&Co, che l'attuazione di questo provvedimento causerebbe 3,5 miliardi di euro di perdite al settore, a cui aggiunge che il recente taglio dei costi di ricarica inciderà invece sui ricavi annui degli operatori per 2 miliardi di euro.

Anticompetitiva o un clamoroso autogoal quello di Corrado Calabrò? E' ovvio, come sostiene Franco Carlini nel suo editoriale di ieri su Chips & Salsa, che ogni consumo di massa che costa di meno non può che essere gradito, ma è altrettanto vero che le conseguenze di tali perdite, oltre che sulle aziende, si riverseranno sui lavoratori e dunque sui consumatori stessi.

 

Effetto Wal-Mart nei cellulari
di Franco Carlini

Si delinea l’effetto Wal Mart nella telefonia cellulare: noi tutti consumatori siamo molto contenti che sia stata abolita l’offensiva ricarica a costo fisso e vivi applausi ha ricevuto ieri la proposta dell’antitrust di togliere anche lo scatto alla risposta. Ogni consumo di massa che costa di meno non può che essere gradito. Ma a quale prezzo? A Wal Mart lo fanno attraverso un outsourcing spinto e lavoratori sotto salariati. Poiché l’unica voce fissa per le imprese sono i margini di guadagno, esse operano, anche demagogicamente, nell’abbattere i prezzi tagliando i costi, essenzialmente quelli della forza lavoro.

Una tendenza del genere già emerge nella questione telefonica e se ne vedranno gli effetti nei prossimi mesi. Qualche sindacato peraltro ha lanciato l’allarme e la Wind dell’egiziano Sawiris, che puntava su un’offerta commerciale più economica degli altri, lascia intendere che le ricariche gratis le pagheranno i lavoratori dei call center - che peraltro già bene non stavano. Semmai il contrario.

traddizione è nelle cose, oltre che nelle volontà dei singoli attori: c’era una volta, dieci anni fa, un mercato quasi di lusso, dove ogni operatore telefonico poteva fare prezzi, anche alti, perché quello non era un servizio universale da garantire a tutti a costi ragionevoli. Con benefici anche per lo stato perché là dove ci sono margini, lì corrono le tasse: tassati gli abbonati, impossibile detrarre i costi per l’uso professionale del telefonino. Tutte voci che Bersani non tocca, perché Tommaso Padoa Schioppa lo sgriderebbe. Ovviamente è più semplice decurtare per decreto il fatturato delle imprese. Ma così facendo, mentre si fanno contente le più demagogiche tra le associazioni dei consumatori, si passa la patata bollente al collega Cesare Damiano, al ministero del lavoro.

Il mito del low cost prima nelle linee aeree, ora nei cellulari e prossimamente nelle auto Fiat, è allettante, ma ne vanno lette tutte le facce perché la coperta è evidentemente corta e i piedi al freddo rischiano di essere quelli dei più deboli. Non quelli di Marchionne, né quelli dei proprietari inglesi di Vodafone, egiziani di Wind o cinesi della 3. E nemmeno di Tronchetti Provera.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il