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Pensioni Governo Renzi ultime notizie riforma: quota 100, assegno universale bloccate due anni, alcune leggi approvate subito

Nonostante le tante proposte fin qui avanzate, i cambiamenti al sistema delle pensioni in Italia sono stati pochi e marginali.




Appare imbarazzante rendersi conto come dopo due anni di quotidiano dibattito sulle pensioni, i cambiamenti alla legge attuale siano stati pochi e marginali. Il numero delle proposte e dei disegni di legge è in costante aumento, ma tra mancanza di copertura economiche e assenza di volontà politica, tutto è rimasto pressoché fermo. L'intenzione comune è di rendere il sistema previdenziale meno penalizzante per chi intende congedarsi con qualche anno di anticipo, anche in un'ottica di ricambio generazionale. Tra le prime proposte c'è stata l'introduzione della cosiddetta quota 100 come somma di età anagrafica e anni di contribuzione da raggiungere per andare in pensione.

Di più: è stata declinata in tanti modi e con diverse sfumature, ma senza che venisse mai realmente presa in considerazione. Adesso si ragiona sull'assegno universale, uno strumento già adottato nella maggioranza dei paesi europei, ma non è affatto scontato che la misura possa andare in porto. E che dire del prestito previdenziale, proposto dal ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti e ripreso dal suo predecessore, con cui dare l'opportunità del ritiro agli over 55 disoccupati e a cui mancano pochi anni dal congedo?

Fra i più attivi sul versante della pensioni c'è Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera, già depositario di un disegno di legge di riforma della pensioni, secondo cui sarebbe possibile ritirarsi tra i 62 e i 70 anni, con almeno 35 anni di contributi, con penalizzazione nell'età compresa tra i 62 e i 65 anni, e un incentivo tra i 67 e i 70 anni. La tabella di incentivi e disincentivi prevede nel caso di pensionamento effettivo a 62 anni l'applicazione della percentuale di riduzione pari all'8%. A 63 quella del -6%, a 64 anni del -4%, a 65 del 2%. A 66 anni, invece, non ci saranno bonus o malus. Dopodiché scatterebbero gli incentivi: a 67 anni +2%, a 68 anni +4%, a 69 anni +6%, a 70 anni.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il