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Pensioni anticipate ultime notizie: Boeri ha presentato oggi piano. Renzi appoggio, Poletti, Padoan, Tesoro con più dubbi

Sono ancora tanti i dubbi sulla strada da percorrere per cambiare le pensioni in Italia, ma i margini di manovra sono ancora molto stretti.




La necessità di cambiare il sistema della pensioni in Italia è sempre più avvertita. Sono troppe le pressioni che arrivano da chi, pur volendo, non riesce ad accedere al trattamento previdenziale per via del progressivo irrigidimento dei requisiti per il congedo, e da chi, fuori dal mercato dal lavoro, continua a rimanere ai margini per via dell'assenza di ricambio generazionale. Lo sa bene Tito Boeri, presidente dell'Inps, che presenterà a breve le sue proposte per modificare la legge attuale. Non sarà semplice riuscire a trovare la chiave più adatta poiché ogni decisione deve tenere conto della scarsa disponibilità economica nelle casse dello Stato.

Lo stesso ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, frena da sempre sulle modifiche degli attuali requisiti per andare in pensione, anche se di recente ha mostrato le sue perplessità anche in riferimento al possibile ricalcolo degli assegni per tutto sulla base dei contributi realmente versati. L'attenzione di Giuliano Poletti, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, è invece sugli over 55 senza lavoro e senza pensioni. Per loro è stato inizialmente prospettato il prestito previdenziale mentre ora si sta facendo largo la soluzione dell'assegno universale, rispetto a cui la posizione del premier Matteo Renzi è piuttosto variabile.

Stando poi ad alcune indiscrezioni, ci sarebbero stati screzi, per nulla confermati, tra lo stesso Renzi e Boeri. Il quadro sarà più chiaro nei prossimi giorni, ma come dimostrato da recenti rilevazioni, non tutte le scelte del governo hanno fatto centro. Il Tfr in busta paga, ad esempio, non ha convinto i lavoratori italiani. L'opzione è stata accolta da 800 lavoratori pari allo 0,08% su un milione di occupati, a due mesi dall'entrata in vigore della norma della manovra finanziaria. E non si prevede un'impennata poiché per la maggioranza dei dipendenti interpellati (68%) la "tassazione ordinaria è troppo penalizzante". A fare i conti è la Fondazione studi dei Consulenti del lavoro, le cui rilevazioni confermano le indicazioni sullo scarsissimo appeal della misura. Secondo l'indagine i lavoratori non si fidano soprattutto perché ritengono "che la tassazione ordinaria così com'è alla fine sia troppo penalizzante".

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il