Buoni Pasto cartacei ed elettronici: reazioni politiche su un sistema di previdenza alternativo bloccato per divieto di fare spesa

Novità uso buoni pasto elettronici e al via le polemiche tra favorevoli e contrari: cosa prevede la nuova legge e per chi

Buoni Pasto cartacei ed elettronici: rea


E’ cambiata la normativa sull’uso dei buoni pasto cartacei ed elettronici dal primo luglio 2015. Innanzitutto, il valore dei buoni pasto elettronici sale da 5,90 a 7 euro e sarà più o meno per tutte le società fornitrici in formato card. Le aziende, infatti, consegneranno una card con il valore mensile dei buoni a disposizione del dipendente e ogni mese verranno caricati sulla card i buoni elettronici ordinati dall'azienda. Il lavoratore usufruisce del pasto ed effettua il pagamento con la card, mediante il Pos a disposizione dell'esercente. Confermata l'operazione, l'esercente rilascia uno scontrino con riportato il saldo aggiornato dei buoni pasto residui.

I nuovi buoni pasto elettronici non potranno più essere usati, però, per fare la spesa al supermercato o pagare cene al ristorante o in pizzeria, inoltre non sono cumulabili, cedibili e convertibili in denaro e possono essere utilizzati solo durante le ore di lavoro per un massimo di un ticket al giorno. Dunque, per le società erogatrici diventa facile fornire alle aziende i dati sull’uso dei buoni che ne fanno i clienti. Non cambia nulla invece per i buoni pasto cartacei che potranno essere usati ancora per fare la spesa nei supermercati convenzionati.

La nuova norma ha suscitato non poche polemiche, innanzitutto da parte dei protagonisti, cioè gli esercizi che dovranno accettarli e munirsi quindi di adeguato Pos nonché essere soggetti alle commissioni previste, ma anche nel mondo politico. Al momento sulla decisione si è espresso solo il Pd ma ci si attende un scontro sulla questione. Del resto, i buoni pasto erano un sistema di previdenza in questa crisi.

Secondo Giacomo Portas, leader del movimento dei Moderati e deputato del gruppo Pd, la novità “è giusta”. Lui, contrario all'abuso di buoni pasto, ritiene che debbano “servire per mangiare, e non per comprare il detersivo o la maglietta al figlio”. Ma in tempi di crisi avrebbero certamente fatto comodo anche per altri usi.

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di Marianna Quatraro pubblicato il