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Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi: Salvini, Gnecchi, Boeri, Poletti scontro su quota 109, assegno universale, prestito

Damiano, Salvini, Poletti, Gnecchi tra gli esponenti dell’esecutivo contro il piano pensioni presentato dal presidente dell’Inps Boeri: le novità




Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, rispettando l’annuncio dato tempo fa, ha presentato oggi, mercoledì 8 luglio, alla Camera il piano di interventi sulle pensioni atteso ormai da un po’. Rispetto alle misure iniziali, le novità e ultime notizie confermano che quelle presentate sono state decisamente diverse, nonostante le tantissime proposte di modifica e ddl presentati. Nessun intervento negativo e tagli per baby pensioni, pensioni di invalidità, cumulo, reversibilità, ma assegno universale per gli over 55, le cui risorse si potrebbero reperire attraverso tagli o cancellazione dei vitalizi dei politici e attraverso un contributo di solidarietà per le pensioni più elevate; armonizzazione dei trattamenti pensionistici senza differenze tra le diverse categorie di lavoratori; unificazione delle prestazioni e previdenziali ed eliminazione delle ricongiunzioni onerose; prepensionamento a fronte di una pensione più leggera calcolata unicamente sulla base dei contributi effettivi versati durante la propria vita lavorativa.

E ancora  possibilità di continuare a versare contributi anche se in pensione. Questi punti riassumono gli interventi sulle pensioni che Boeri dovrebbe mettere in atto ma che non soddisfano tutti. La deputata del Pd Gnecchi si aspettava, come del resto si era vociferata, la proroga del contributivo donna, ed anche la Lega di Salvini, che ha sempre rilanciato su questo punto così come sulla possibilità di uscita con quota 100, è rimasta delusa dagli annunci di Boeri.

Delusione anche Cesare Damiano, i cui piani di uscita con quota 100, dato dalla somma di età anagrafica e contributiva, e sul piano di uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni crescenti fino ad un massimo dell’8%, non sono stati menzionati da Boeri tra quelli che permetterebbero ai lavoratori di andare in pensione prima. Ma in questo caso non è una novità, visto che lo stesso Boeri già nel corso della sua audizione in Commissione Lavoro lo scorso 10 giugno li aveva ritenuti troppo costosi, stimando che per l’uscita a 62 anni con penalizzazioni sarebbero serviti 8,5 miliardi di euro, mentre per il sistema di quota 100 addirittura 10,6 miliardi, fino al 2019.

Anche il ministro del Lavoro Poletti, intervenuto alla Camera proprio dopo Boeri, non è sembrato abbastanza soddisfatto di quanto prima ascoltato, lui  che da sempre si dice contrario al ricalcolo contributivo e al contributivo di solidarietà da applicare alle pensioni più alte, cosiddette d’oro.
 

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il