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Pensioni Governo Renzi ultime notizie riforma quota 100, mini pensione, contributivo come anno scorso bloccate in Parlamento

Al pari dello scorso anno di questi tempi, il parlamento è sommerso da lavoro, ma con l'aggravante di una maggioranza sempre più risicata.




L'agenda dei lavori del parlamento è così fitto da mettere in discussione tutte le riforme ipotizzate, compresa quella delle pensioni. Non solo, ma come dimostrano i fatti più recenti, su tutti quelli della riforma della scuola, la maggioranza di governo ha perso compattezza. Al di là dell'opposizione della minoranza, 39 deputati del Partito democratico, tra cui Pier Luigi Bersani e Gianni Cuperlo, non hanno partecipato al voto. In 5, tra cui Alfredo D'Attorre, hanno votato no. Non sono stati decisivi, ma sono finiti nel conteggio finale dei favorevoli alla riforma, i voti di 4 deputati vicini a Denis Verdini di Forza Italia. E che dire delle dimissioni di Rosy Bindi (Pd) da membro della commissione Affari Costituzionali di Montecitorio?

Insomma, il percorso delle riforme sembra ancora più accidentato rispetto a quello dello scorso anno, caratterizzato dal solito ingorgo di decreti da approvare prima della scadenza e disegni di legge da affrontare. Il tutto mentre si avvicina la consueta pausa estiva di agosto.

A proposito di riforma della scuola, che ha trascurato il naturale collegamento con i pensionamenti, viene prevista la stabilizzazione di 36.000 docenti entro metà agosto e altri 11.000 a settembre, tra di loro anche gli idonei al concorso pubblico del 2012 mentre ne è in arrivo un altro. Ma sono già state annunciate migliaia di contestazioni di chi chiede l'inserimento nelle graduatorie. E che dire degli insegnanti che chiedono il risarcimento dei danni e di chi, avendo superato i tre anni consentiti per i contratti a tempo determinato, si vedranno negare le supplenze? Insomma, si tratta dell'ennesima grana che il governo sarà costretto ad affrontare.

Infine, non c'è stata traccia dei cosiddetti quota 96 del mondo della scuola ovvero quei lavoratori che, nonostante il compimento di 61 anni d'età e il raggiungimento di 35 anni di contributi previsti dalla normativa di riferimento, non sono andati in pensione a causa dell'introduzione delle norme contenute nella riforma Fornero, che non hanno tenuto conto della peculiarità del calendario scolastico.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il