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Pensioni Governo Renzi ultime notizie riforma: coperture modifiche pensioni no eppure prestiti Grecia bilaterali molto rischiosi

Probabile nuovo prestito miliardario alla Grecia per il suo salvataggio mentre servono risorse per interventi di riforme interne e non ci sono: le novità




Dopo un primo prestito del valore di circa 60 miliardi di euro alla Grecia per evitarne il fallimento, l’Italia potrebbe dover erogare ulteriori prestiti bilaterali, che potrebbero costare altri miliardi di euro, facendo così lievitare le spese del nostro Paese in interventi che non sono quelle modifiche necessarie per la ripresa interna. Se, infatti, si lamenta da sempre la mancanza di risorse economiche per interventi pensionistici, ecco comparire fondi da destinare ad aiuti alla Grecia. Ma tra le novità e ultime notizie la contrarietà del ministro dell’Economia Padoan.

Più nel dettaglio, come emerso dal summit di domenica, per il salvataggio, i nuovi fondi saranno versati dal MES (meccanismo europeo di stabilità), che sarebbe il Fondo salva Stati, a cui l'Italia partecipa per il 17,9%, per cui potrebbe dover prestare ad Atene altri 15,4 miliardi di euro, una spesa che sarebbe pari a 385 euro per cittadino, e che andrebbe a sommarsi ai 65 miliardi in tutto già dati alla Grecia per salvarla dal default.

Ma il ministro Padoan ha detto “Ci sono diverse opzioni allo studio di un gruppo di lavoro tecnico per quanto riguarda il prestito ponte per la Grecia: ma la posizione italiana è che siano opzioni europee condivise da tutti i paesi, almeno da quelli dell’Eurozona”, escludendo, dunque, prestiti bilaterali come ipotizzato durante l’Eurosummit. I prestiti già erogati alla Grecia rappresentano per l’Italia un bel gruzzoletto che avrebbe potuto essere impiegato per chiudere importanti partite intere e soddisfare anche le richieste di modifiche alle pensioni.

Basti pensare che per una qualsiasi forma di pensione anticipata si spenderebbero 8 miliardi di base circa e 4 per la proroga del contributivo donna che, come richiesto da tutti, permetterebbe alle donne lavoratici di andare in pensione prima, a 57 anni, 58 per le autonome, con 35 anni di contributi e accettando una pensione finale ridotta calcolata esclusivamente con sistema contributivo, il che permettere allo Stato anche di accumulare nuovi risparmi nel lungo tempo.

Ma la cancellazione delle baby pensioni e l'aumento dell'età pensionabile a 67 anni, entro il 2022, in Grecia, non induce certo ad essere ottimisti su possibili modifiche previdenziali in Italia. Significa, infatti, che l'Ue continua per la sua strada dell'austerità e se è stata confermata per la Grecia sarà piuttosto difficile che apra a maggiore flessibilità per interventi di moficihe in Italia.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il