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Pensioni ultime notizie della settimana con importanti svolte positive che sembrano arrivare

Tra andamento economico altalenante, spaccature tra partiti e interna al Pd stesso, piani di intervento e atti concreti già avviati dall’Inps, quali novità pensioni in vista ancora? Le ultime notizie




Torna a salire, seppur lievemente, l’occupazione italiana, sale anche il mercato dell’auto e si attesta un aumento dei risparmi delle famiglie: le novità e ultime notizie fotografano una situazione decisamente altalenante sull’andamento dell’economia italiana, oscillazioni che possono avere influenze sul futuro delle riforme strutturali avviate dal governo Renzi, a partire dalle pensioni. Proprio in base all’andamento dell’economia italiana e alla disponibilità di risorse finanziarie si potranno definire o meno eventuali modifiche all’attuale legge.

Secondo l’Istat, inoltre, nel primo trimestre 2015 il Pil è tornato a crescere, con un aumento dello 0,3% rispetto all'ultimo trimestre del 2014 e l'aumento del Pil rappresenta un fattore fondamentale nell'a realizzazione di nuove riforme, e potrebbe essere la prima notizia che annuncia l'attesa ripresa economica del nostro Paese, seppur lenta. La ripresa, seppur lieve, del Pil potrebbe avere influenza sui prepensionamenti, in quanto il Pil in costante crescita permette una facilità di manovre economiche soprattutto perchè l'Ue potrebbe concedere più margini di intervento.

Se, inoltre, lo spread tra btp italiani e bund tedeschi dovesse scendere e l'operazione di Qe della Bce continuare a dare i suoi risultati positivi è possibile che si creino le condizioni ideali di intervento sulle pensioni. Gli ultimi dati di Bankitalia riportano, invece, un nuovo record per il debito pubblico, aumentato a maggio di 23,4 miliardi, a 2.218,2 miliardi, sopra la soglia sensibile dei 2.200 miliardi. Bankitalia conferma, inoltre, che l'incremento del debito è stato superiore al fabbisogno del mese (4,3 miliardi). Di fronte al nuovo aumento del debito pubblico, i pochi dati buoni come la diminuzione delle spese di interesse per lo spread, l’aumento dell’occupazione e del Pil sono inutili.

L’ideale per poter procedere con modifiche all’attuale legge pensionistica sarebbe una crescita costante e un aumento continuo del Pil. E mentre si attende e si auspica un simile andamento per poter finalmente dare risposte concrete a quanti chiedono modifiche, soprattutto flessibili, per le pensioni, paradossalmente cala la spesa per stipendi della Camera dei Deputati, sale per pensioni e vitalizi e, secondo stabilito dal bilancio triennale 2015-2017 della Camera, approvato dall'Ufficio di presidenza, si prevede un aumento della spesa previdenziale di ben trentadue milioni ai gruppi parlamentari.

Aumenta, dunque, invece che essere tagliata in virtù di una spending review, la spesa previdenziale per gli ex deputati, fra trattamenti pensionistici, vitalizi e rimborsi loro dovuti, e che nel 2015 costeranno complessivamente 138 milioni e 720mila euro, con un aumento dello 0,6% rispetto lo scorso anno, mentre per i vitalizi serviranno 85milioni e 400mila euro. E’ evidente come la situazione sia decisamente difficile, sia in considerazione del fatto che per la prossima Manovra Finanziaria serviranno circa 20 miliardi per procedere a misure concrete, sia perché c’è il rischio che Inps e Agenzia delle Entrate collassino a causa di buchi e rossi dichiarati e se effettivamente così accadesse di rischierebbe la paralisi.

E mentre il premier Renzi pensa a sfruttare in maniera positiva quanto sta accadendo Grecia, pronto anche a sforare quel tetto del 3% imposto dall’Ue pur di riuscire ad arrivare fino in fondo alle sue riforme, la situazione sul fronte greco è ancora piuttosto complesso, nonostante piano e accordo con Ue, perchè c’è il rischio che, dopo una cifra di circa 60 miliardi di euro già prestata al Paese per evitarne il fallimento, l’Italia debba dare ancora prestiti bilaterali, il che esporrebbe il nostro Paese ad un forte rischio insolvenza, motivo per il quale lo stesso ministro dell’Economia Padoan dice no a nuovi prestiti.

Ma Renzi continua ad andare avanti per la sua strada e a sistemare ogni cosa in vista di un rilancio delle sue riforme: dalle nuove nomine dei vertici della Cassa depositi e prestiti, alla valutazione del piano pensioni del presidente dell’Inps Boeri, all’attesa del prossimo piano di interventi di spending review del commissario Gutgeld, al possibile rimpasto di governo in vista e che coinvolgerà non solo ministri ma anche presidenti delle Commissioni.

Mentre Renzi continua a srotolare un tappeto per porre le basi di interventi pensionistici definiti e concreti, chi va già avanti con interventi concreti è il presidente dell’Inps Boeri. Dopo la presentazione del suo piano pensioni, di cui sono state rese note le linee guida generali senza alcun particolare dettaglio nell’attesa di prossimi incontri con il ministro del Lavoro Poletti e dell’Economia Padoan, ma particolarmente apprezzato dai cittadini, secondo quanto emerge dai sondaggi online, è stata avviata la procedura di simulazione pensionistica, La mia Pensione, anche per gli over 50 e dal 2016 il servizio sarà esteso anche a dipendenti pubblici e lavoratori iscritti alle altre gestioni Inps.

Inoltre, l’Inps ha dato il via anche al Progetto ‘Estratto conto dipendenti pubblici’ che interesserà tutti i dipendenti delle Amministrazioni pubbliche del territorio, sia statali che degli enti locali, per i prossimi due anni. Ma se per la revisione della gestione dell’Inps le modifiche sembrano potersi susseguire senza problemi, per le modifiche alla legge pensionistica vera e propria la situazione sembra decisamente più complessa e nel breve periodo si potranno raggiungere risultati davvero minimi, forse nella prossima Manovra Finanziaria ma più probabilmente anche nel 2016.

Sembra, invece, più vicina la definizione del decreto previdenza e punto di partenza potrebbe essere la separazione tra spesa prettamente previdenziale e spesa assistenziale, misura nelle intenzioni di tutti, da Boeri e commissario Gutgeld a premier Renzi stesso. Per arrivare a questo bisognerà, però, innanzitutto superare l’ingorgo parlamentare che, come l’anno scorso, si è riproposto quest’anno prima delle vacanze estive, e lo scontro tra partiti nonché la divisione interna allo stesso Pd, spaccature che hanno portato anche ad una differente convergenza di interventi sulle pensioni, su cui prima sembravano comunque tutti d’accordo.

Ma, a sorpresa, potrebbe profilarsi la possibilità di approvazione di staffetta generazionale e part time, come previsto da un emendamento contenuto nella riforma della P.A. che prevede la scelta per il lavoratore di passaggio al part time con riduzione dell’orario di lavoro, riduzione dello stipendio e continuando a pagarsi da soli i contributi restanti alla maturazione della normale pensione, e del contributivo donna, su cui spingono forze politiche e sociali. E l’ultima novità in tal senso arriva la nuova richiesta della Commissione Lavoro della Camera per la cancellazione delle circolari Inps che bloccano le lavoratrici che hanno maturato i requisiti nel 2015 verso la pensione con il calcolo contributivo. La richiesta, in particolare, mira alla revisione delle circolari Inps che riducono il periodo di sperimentazione del regime sostituendo la maturazione del requisito con la decorrenza del trattamento pensionistico già al 31 dicembre 2015. Per effetto delle finestre da considerare, l’uscita delle lavoratrici donne in anticipo è stata infatti anticipata al 31 dicembre 2014 ma viene ribadita la proroga alla fine del 2015, ed anche oltre.

Si continua anche a lavorare su altri piani oltre quello presentato da Boeri ma dalle discussione resta fuori sempre un tema particolarmente importante e caro ai cittadini, vale a dire l’aumento delle pensioni minimi. Sembrano, inoltre, essere state dimenticate anche altre questione, dai precoci e gli usuranti ai quota 96 della scuola, categorie di lavoratori fortemente penalizzazioni dalle nuove norme previdenziali. Novità arrivano invece per il calcolo dell'onere della contribuzione figurativa a carico del datore di lavoro, che avviene sugli ultimi quattro anni (come la Naspi) e non più su due (come l'Aspi). Inoltre, a prescindere dalla data di presentazione della domanda di esodo, l’azienda sarà tenuta al versamento della contribuzione figurativa correlata per lavoratori posti in esodo.

Altra norma prevede poi la possibilità di andare in pensione prima per gli iscritti ai fondi di previdenza complementare disoccupati da più di due anni e a cui mancano meno di dieci anni per maturare i requisiti pensionistici richiesti. Questi lavoratori possono infatti chiedere ‘in caso di cessazione dell'attività lavorativa che comporti l'inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 24 mesi, le prestazioni pensionistiche siano, un anticipo massimo di dieci anni rispetto ai requisiti per l'accesso alle prestazioni nel regime obbligatorio di appartenenza’. Possono lasciare il lavoro prima anche gli aderenti dei fondi pensione individuali che possono riscattare l'intera prestazione maturata se si perdono i requisiti di adesione al fondo antecedenti il pensionamento.

E’ stato, inoltre, stabilito quest’anno un freno al recupero della mancata svalutazione del montante contributivo per i lavoratori che andranno in pensione il prossimo anno. Il decreto ha previsto che il coefficiente non possa essere inferiore a uno, salvo recupero sulle rivalutazioni successive. L’emendamento approvato in Commissione ha previsto nel passaggio tra il 2014 e il 2015 non si effettui il recupero e che il coefficiente di rivalutazione per il 2015 mantenga il proprio valore.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il