BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi regole attuali da non modificare per Ue. Cosa accade altri Stati e leggi vigenti

Come funziona il nostro sistema pensionistico e confronto con gestione previdenziale negli altri Paesi: le ultime notizie e necessità di modifiche




L’attuale legge pensionistica ha innalzato l’età di uscita da lavoro per tutti portandola a 66 anni e tre mesi (requisiti destinato ad aumentare dal primo gennaio 2016 salendo a 66 anni e sette mesi per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita Istat) e con 42 anni e sei mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e sei mesi per le donne, novità che hanno fortemente penalizzato soprattutto determinate categorie di lavoratori, come precoci e usuranti, e creato casi sociali come esodati e quota 96 della scuola.

Ma si tratta di una rigidità che ai tempi era necessaria per fronteggiare una situazione di crisi profonda che attanagliava il nostro Paese molto più di ora. Irrigidendo, infatti, i requisiti di accesso alla pensione per tutti, si sono permessi risparmi che hanno portato l’attuale legge ad essere l’unica in grado di garantire sostenibilità economia all’Italia, come spesso ribadito dal ministro dell’Economia Padoan.

Ed è questo stesso motivo ciò che ha sempre portato l’Ue, molto attenta alla tenuta dei conti pubblici interni di un Paese, a dirsi contraria a qualsiasi intervento pensionistico in Italia, pur non capendo che eventuali modifica, prepensionamenti stessi, nel lungo periodo potrebbero essere vantaggiosi, sia in termini di risparmi che di rilancio dell’occupazione, soprattutto giovanile, perché l’uscita dei lavoratori più anziani lascerebbe liberi posti di lavoro per i più giovani, dando nuova spinta al mercato del lavoro e all’economia in generale.

Le novità pensioni in Italia sono state repentine e nel giro di qualche settimana hanno destabilizzato tutti tra lavoratori e pensionandi. Ma il nostro Paese, ad oggi, è l’unico dove regnano rigide regole sulle pensioni. L’obiettivo resta sempre quello di lasciare ai lavoratori la possibilità di andare in pensione prima con penalizzazioni, esattamente come accade già in altri Paesi europei. Per esempio,in Belgio, dal prossimo anno si potrà andare andare in pensione anticipata a 62 anni con almeno 40 anni di contributi versati e assegno finale calcolato esclusivamente sulla base degli anni lavorativi; in Francia si può già andare in pensione anticipata a 60 anni con almeno 40 anni di contributi (la pensione normale si raggiunge già a 62 anni) e penalizzazioni sull’assegno finale che dipenderanno dell’età e del numero di contributi versati fino al momento in cui si vuole lasciare.

In Germania, dove le pensioni sono state riformate l’anno scorso, si può andare in pensione a 62 (la soglia è di 65), accettando una riduzione del 3,6% per ogni anno di anticipo in cui si esce, ma non sono previste penalizzazioni se sono stati versati almeno 45 anni di contributi. Inoltre, la legge prevede che l’assegno pensionistico aumenti del 6% per ogni anno di lavoro successivo ai 65 anni. In Spagna, invece, si va in pensione a 61 anni con 31 anni di contributi, requisiti destinati a salire di due anni, ma non si può andare in pensione prima.

E poi c’è il caso della Grecia, dove in base a quanto previsto dal nuovo pacchetto di misure del premier Tsipras, ci sarà un aumento dell’età pensionabile a 67 anni, ma molto graduale fino al 2020, nessuna stretta inoltre sulle baby pensioni né tagli al valore degli assegni, per cui è chiaro come, se così approvato, l’Ue lascerebbe anche alla Grecia libertà di azione, cosa che non è accaduta tre anni fa con noi, quando le nuove e rigide norme pensionistiche sono state imposte da subito.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il