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Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi: indicazioni quota 100, mini pensioni, assegno universale, par time questa settimana

Quota 100, mini pensione, assegno universale e part time sono le novità pensionistiche di cui si sta maggiormente discutendo negli ultimi tempi: le ultime notizie




Quota 100, mini pensione, assegno universale e part time sono le novità pensionistiche di cui si sta maggiormente discutendo negli ultimi tempi. Le ultime notizie sull’andamento dell’economia italiana fotografano una situazione decisamente altalenante: è vero che torna a salire l’occupazione, che le famiglie tornano a risparmiare e nel primo trimestre del 2015 si è registrata una crescita del Pil, ma è anche vero che, secondo gli ultimi dati di Bankitalia, il debito pubblica ha raggiunto un nuovo record e questo incredibile aumento sembra annullare la positività degli altri miglioramenti.

E’ tuttavia una situazione da tenere sotto controllo, considerando che proprio dall’andamento dell’economia dipenderanno gli esiti di importanti interventi, primi tra tutti quelli sulle pensioni. Il presidente dell’Inps Boeri, per esempio, pur da sempre favorevoli a piani di prepensionamento, ha bocciato quota 100 e piano Damiano-Baretta di uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni, perché troppo costosi. Sarebbero serviti rispettivamente 10,6 miliardi di euro e 8,5 miliardi che lo Stato chiaramente non ha e non ha fatto alcun riferimento a quel sistema di mini pensione su cui, invece, è tornato a rilanciare il ministro del Lavoro Poletti, lui che del resto l’anno scorso aveva lanciato la forma di uscita prima con prestito pensionistico.

Ma in questa settimana i sindacati sono tornati a porre l’attenzione sulla quota 100: se, però, prima sostenevano il sistema proposto da Cesare Damiano con penalizzazioni, ora invece ne chiedono l’approvazione ma senza penalizzazioni, insieme all’uscita con 41 anni di contributi, indipendentemente dall'età anagrafica, per i lavoratori precoci. I sindacati chiedono maggiore flessibilità, partendo almeno dai 62 anni, senza penalizzazioni, richiesta respinta evidentemente da Boeri che nella presentazione del suo piano pensioni ha parlato sì di prepensionamento ma solo a fronte di un calcolo pensionistico finale unicamente basato sui contributi versati durante la propria attività lavorativa.

Mancano però i dettagli di questa definizione ma che saranno forniti probabilmente nei prossimi giorni, dopo gli appuntamenti in programma con i ministri di Lavoro Poletti ed Economia Padoan. Ma, secondo Carla Cantone dello Spi Cgil, “Non spetta all'Inps discutere di riforma delle pensioni, ma al governo, Boeri deve far funzionare la struttura e far fare i versamenti di contributi, a partire dallo Stato, che non li paga. Il governo dovrà formulare quanto prima la sua proposta sulle correzioni da apportare al sistema pensionistico”.

Controversa anche la situazione sull’assegno universale: Boeri lo ha inserito tra i cinque punti del suo piano pensioni, per gli over 55 che perdono il lavoro ma sono ancora lontani dai requisiti pensionistici per cui non possono ancora andare in pensione e rischiano di diventare un caso sociale. Per finanziare l’assegno universale, Boeri avrebbe pensato ad un prelievo di solidarietà sulle pensioni più elevate. Il problema è che, secondo molti, M5S in primis, l’assegno universale non deve essere limitato agli over 55 o ai meno abbienti, come ha detto il ministro Poletti, ma deve valere per tutti. E bisognerà capire alla fine come sarà effettivamente modulato.

Nonostante il presidente dell’Inps Boeri durante la presentazione del suo piano pensioni abbia bocciato anche staffetta generazionale e part time, in Commissione Affari Costituzionali è stato approvato un emendamento contenuto nella Delega sulla P.A. che prevede la possibilità per i dipendenti pubblici cui mancano pochi anni al raggiungimento della pensione finale di passare all’impiego part-time, con una riduzione dell’orario di lavoro e accettando una riduzione del salario e di continuare a pagarsi i contributi per gli anni restanti alla pensione, come fanno già i lavoratori del settore privato. 

Nuove aperture anche per quanto riguarda la proroga del contributivo donna: prima Boeri, poi Renzi, hanno confermato la disponibilità al rinvio di questo regime e nei giorni scorsi la Commissione Lavoro della Camera ha presentato una nuova richiesta per la cancellazione delle circolari Inps che non permettono alle lavoratrici che hanno maturato i requisiti nel 2015 di andare in pensione prima con il calcolo contributivo. La richiesta riguarda in particolar modo le circolari Inps che riducono il periodo di sperimentazione del regime sostituendo la maturazione del requisito con la decorrenza del trattamento pensionistico già al 31 dicembre 2015.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il