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Pensioni Governo Renzi ultime notizie riforma: quota 100, assegno universale, mini pensioni. Età, contributi richiesti nazioni Ue

Quali sono le norme pensionistiche in vigore in Italia, regole in altri Paesi e cosa può cambiare: le novità




Rigide le regole pensionistiche imposte dall’attuale legge agli italiani dal 2012: per andare in pensione oggi, infatti, bisogna raggiungere i 66 anni e tre mesi e 42 anni e sei mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e sei mesi per le donne, novità che hanno fortemente penalizzato soprattutto determinate categorie di lavoratori, come precoci e usuranti, creati casi come quelli di quota 96 della scuola ed esodati e non solo, perché si tratta di requisiti destinati ancora ad aumentare a partire dal primo gennaio 2016, quando per andare in pensioni serviranno 66 anni e sette mesi. Si tratta di uno scatto dei requisiti pensionistici dovuti all’adeguamento all’aspettativa di vita Istat. E saliranno ogni due anni di tre mesi.

Si chiede da sempre di modificare queste norme pensionistiche, permettendo ai lavoratori di andare in pensione prima, con quota 100 o mini pensione e concedendo l’assegno universale a tutti, nonostante ministro dell’Economia Padoan e Ue continuino a sostenere di lasciare l’attuale legge così com’è senza prevedere alcuna modifica, giacchè si tratta dell’unica legge che riesce ad assicurare sostenibilità finanziaria al nostro Paese in crisi. Si tratta del resto di modifiche che sono state rese necessarie dalle contingenze del tempo, chieste anche dall’Ue, particolarmente attenta ai conti pubblici, e che effettivamente sono riuscite a centrare l’obiettivo, ma sono regole rigide che esistono solo da noi.

Volgendo, per esempio, lo sguardo fuori dai nostri confini, verso quella Grecia che ha rischiato il fallimento e per cui ancora si stanno definendo soluzioni precise e puntuali, il nuovo pacchetto di misure del premier Tsipras prevede un aumento dell’età pensionabile a 67 anni, ma molto graduale fino al 2020, ma nessuna stretta sulle baby pensioni né tagli alle pensioni ed è chiaro, dunque,  come l’Ue, forse ‘ammorbidita’ dal risultato dal referendum greco che ha detto no all’austerità, abbia lasciato alla Grecia libertà di azione, contrariamente a quanto accaduto tre anni fa con l’Italia.

In Germania, invece, le norme pensionistiche sono state modificate già l’anno scorso e ora si può andare anche in pensione a 62, prima dunque rispetto alla soglia di 65, accettando una riduzione del 3,6% per ogni anno di anticipo in cui si esce, ma non sono previste penalizzazioni se sono stati versati almeno 45 anni di contributi. La legge prevede anche che l’assegno pensionistico aumenti del 6% per ogni anno di lavoro successivo ai 65 anni.

In Francia, poi, si può già andare in pensione anticipata a 60 anni con almeno 40 anni di contributi (la pensione normale si raggiunge già a 62 anni) e penalizzazioni sull’assegno finale che dipenderanno dell’età e del numero di contributi versati fino al momento in cui si vuole lasciare; mentre in Belgio, dal prossimo anno si potrà andare in pensione a 62 anni con 40 anni di contributi e assegno finale calcolato esclusivamente sulla base degli anni lavorativi.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il