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Pensioni ultime notizie Renzi, Pd, Boeri d'accordo tutti su riforma contributivo donna e ricongiunzioni. Eppure non si muove nulla

Rincongiunzioni onerose e contributivo donna possibili ma ancora incertezza e si procede a stento: le novità e cosa potrebbe cambiare




Proroga contributivo donna e stop alle ricongiunzioni onerose sembrano le novità pensioni più possibili attualmente rispetto a piani di quota 100, mini pensione, piano Damiano-Baretta, e sostenute da tutti, tra partiti politici, Pd, Lega e M5S, e presidente dell’Inps, Tito Boeri. Eppure nonostante siano fattibili e appoggiati dal governo le ultime notizie confermano che ancora nulla di concreto sembra imminente per entrambe le misure. E’ vero, infatti, che il governo è al lavoro per superare la ricongiunzione onerosa dei contributi ed eliminare le penalizzazioni della gestione separata dell’Inps,ma è anche vero che si attendono tempi certi per l’attuazione di questa novità.

Secondo quanto previsto, lo stop alle ricongiunzioni onerose, sostenuto anche dal ministro del Lavoro Poletti, dovrebbe arrivare dal primo gennaio 2016, quanto i lavoratori avranno la possibilità di unificare tutti i contributi versati nelle diverse gestioni senza vincoli, oneri e penalizzazioni sul calcolo dell’assegno finale. Si tratterebbe di uno stop che porterebbe decisamente vantaggi per i lavoratori, così come vantaggiosa dovrebbe essere per le lavoratrici la proroga del contributivo donna, possibile, secondo la senatrice del Pd Manassero, grazie a quei 976 milioni rimanenti del miliardo e 684 milioni stanziati nel 2004, al momento dell'entrata in vigore del regime sperimentale donna.

Secondo la Manassero, dunque, non esiste un problema economico che ostacola la proroga della possibilità per le donne di continuare ad andare in pensione ancora fino al 31 dicembre 2015 a 57 anni, o a 58 anni per le autonome, con 35 anni di contributi e pensione ridotta calcolata esclusivamente con sistema contributivo, motivo per il quale la Commissione Lavoro ha chiesto la cancellazione delle circolari dell'Inps che hanno ristretto questa possibilità solo a chi abbia maturato il requisiti entro il 2014, arrivando al 31 dicembre 2015 per effetto della finestra da 12 mesi da considerare.

Per la Manassero, componente della Commissione, “Si tratta di una restrizione dai 15 ai 21 mesi in cui sono molte le donne che maturano i requisiti per la pensione. Sono lavoratrici che tutte insieme hanno iniziato una class action per il rispetto dei loro diritti. Né c’è un motivo economico alla base di questa scelta dell'Inps, dal momento che restano ancora da spendere 976 milioni del miliardo e 684 milioni stanziati nel 2004. Anche noi senatori del Pd, come i deputati della Commissione Lavoro -abbiamo deciso di intervenire in Aula finché non otterremo una modifica delle circolari”.

Anche Cesare Damiano spinge parecchio perché si chiuda la partita sul rinvio del contributivo donna, sostenuto anche da Boeri e premier Renzi. Altro impegno del governo è quello di valutare la possibilità di estendere il sistema contributivo donna anche ai lavoratori con un invalidità riconosciuta tra il 46 e il 74%. Per i Gianluca Susta e Nicoletta Favero è impensabile che lavoratori con una percentuale così alta di invalidità debbano essere costretti a lavorare fin quasi ai 70 anni, infatti.
 

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il