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Pensioni Governo Renzi ultime notizie riforma: quota 100, part time, contributivo donna negative ulteriori per tutti indicazioni

Sembrava si stessero facendo passi avanti su approvazione di part time e proroga contributivo donna ma così come per quota 100 tutto di nuovo fermo: le novità




Ancora negative le ultime notizie sulle pensioni: dopo tante promesse positive, infatti, ecco un ulteriore passo indietro, questa volta sul part time. Qualche giorno fa, è stato approvato un emendamento alla riforma della P.A. che prevedeva il ‘riordino della disciplina del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche’ e il ricambio generazionale con part time e quindi riduzione dell’orario di lavoro e della retribuzione, ma che prevede il versamento dei contributi previdenziali a carico dei lavoratori che decidono di passare al part time fino al raggiungimento dei normali requisiti pensionistici.

L’anno scorso la Ragioneria di Stato aveva bocciato la proposta di part time di prepensionamento del ministro Madia che prevedeva il pagamento dei contributi mancanti alla pensione di chi, su base volontaria, decideva di passare al part time a carico dello Stato, perché troppo costosa ma respinta perché non sarebbe stata vantaggiosa tanto da spingere i lavoratori al part time, con conseguente liberazione di posti di lavoro per i più giovani. La soluzione sarebbe stata dunque quella di far continuare a pagare i contributi ai lavoratori dalle imprese stesse, ma l’ultimo emendamento approvato rappresenta l’ennesimo dietrofront.

E si torna al problema dell’anno scorso: così formulata, infatti, la misura certamente non porterà alcun lavoratore a scegliere il part time, lasciando dunque invariata la situazione occupazionale. Dopo tante aperture e disponibilità, sembra essersi di nuovo bloccata anche la situazione di proroga del contributivo donna: tutti ne sono d’accordo e, secondo quanto trapelato, vi sarebbero anche le coperture necessarie, ma il MEF ritarda nel dare il via libera. Passo indietro anche sul piano di quota 100: se fino a qualche tempo fa si pensava potesse essere il meccanismo di prepensionamento privilegiato, dopo la bocciatura di Boeri, perché troppo costoso, sembra diventata difficile una sua approvazione.

Così come formulato Cesare Damiano, il piano di quota 100 darebbe la possibilità ai lavoratori di scegliere l’età di uscita dal lavoro, a 60 anni di età e 40 di contributi, 61 anni di età e 39 di contributi, 62 anni di età e 38 di contributi e così via, purchè il risultato di somma di età anagrafica e contributiva dia come risultato 100. Lo stesso piano è stato riformulato dall’onorevole Prataviera della Lega che per quota 100 prevede il raggiungimento di un minimo di 35 anni di contributi versati. In particolare, la proposta di legge Prataviera chiede il raggiungimento di un'anzianità contributiva di almeno 35 anni o di un'anzianità anagrafica di almeno 58 anni, con la possibilità, in via transitoria, di un periodo di tre anni di sospensione dell'adeguamento dei requisiti anagrafici e contributivi agli incrementi della speranza di vita.

Con questo meccanismo si potrebbe, dunque, scegliere di andare in pensione a 58 anni di età e 42 di contributi, a 59 anni di età e 41 di contributi, o con 35 anni di contributi e 65 anni di età, o con 36 anni di contributi e 64 di età, 37 di contributi e 63 di età, e così via.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il