BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni ultime notizie settimana con tante speranze positive iniziata e ridimensionate come sempre

E’ stata un’altra intesa settimana di incontri e dibattiti pensionistici quella appena trascorsa, seppur ancora senza novità concrete: le ultime notizie




E’ stata un’altra intesa settimana di incontri e dibattiti pensionistici quella appena trascorsa, seppur ancora senza novità concrete. Piuttosto confuse, anzi, le ultime notizie: mentre infatti i primi giorni della settimana sembravano prospettare grandi cambiamenti, sono stati diversi poi i dietrofront compiuti. A inizio settimana si parlava del primo via libera alla riforma della Pubblica Amministrazione, in discussione al Senato, che spinge sull’approvazione del part time e del ricambio generazionale nelle pubbliche amministrazioni per i dipendenti prossimi all’età pensionabile. La misura, così come prevista, permetterebbe ai dipendenti pubblici di chiedere il passaggio al part-time con riduzione delle ore di lavoro e della retribuzione, in modo da lasciare nuovi posti per i più giovani e rilanciare occupazione e competitività.

Pressing anche sull’approvazione della proroga del contributivo donna, tanto che la stessa Camera ha chiesto all’Inps di cancellare le circolari Inps che bloccano le donne lavoratrici verso il pensionamento anticipato a 57 anni, 58 per le autonome, con 35 anni di contributi e assegno calcolato con sistema contributivo. Se il contributivo donna dovesse effettivamente essere prorogato, pur non essendo una legge ufficiale uscita dal Parlamento, rappresenterebbe il primo passo verso novità e risposte alle tante richieste di modifica avanzate. Resta da capire se secondo Tecnici del Tesoro, Ministero dell’Economia e Ragioneria, che hanno sempre bloccato questa legge in punto di approvazione, approveranno tale proroga.

Buone notizie anche per l’assegno universale: nell’attesa infatti che venga definita la misura in maniera precisa e puntuale, considerando che il presidente dell’Inps Boeri nel suo piano pensioni l’ha proposta per gli over 55 che perdono il lavoro e non possono ancora andare in pensione mentre altre forze politiche, a partire dal M5S, ritengono che debba essere estesa a tutti, a muoversi in tal senso sono state le singole Regioni.

E dopo Trento e Molise, in Lombardia il governatore Maroni ha annunciato che entro fine anno avvierà l'assegno universale per i residenti nella Regione da almeno 5 anni; e la governatrice del Friuli Venezia Giulia Serracchiani, lo ha già introdotto, prevedendo l’erogazione di 550 euro al mese per un massimo di due anni a chi è residente nella Regione da almeno due anni e ha un Isee inferiore ai 6.000 euro annui.

Dopo queste prime buone notizie che hanno fatto ben sperare tutti, creando nuove aspettative, ecco arrivare le ennesime delusioni: accanto alle misure del piano Boeri, che devono ancora essere definite nel dettaglio, sarebbe più probabile l’attuazione dei tagli del commissario della spending review Gutgeld, in parte contenuti già nel Def.

Interventi negativi su baby pensioni, pensioni di invalidità, reversibilità, cumulo, baby pensioni, primo passo per intervenire su pensioni e sistema previdenziale. Il prossimo sarà la definizione di un progetto completo di intervento sulle pensioni a 360 gradi, situazione economica permettendo. Ogni passaggio sembra dunque ben definito, eppure praticamente tutto è ancora fermo. A bloccare ogni intervento pensionistico, al momento, principalmente tre cause: si parte dagli ultimi deludenti sondaggi sul governo Renzi, sempre più in calo, per arrivare all’effettiva mancanza di soldi, molti dei quali servono per chiudere partite necessarie, come i risarcimenti ai pensionati e l’aumento degli stipendi degli statali, e altri per gli interventi della Manovra Finanziaria; e all’ostacolo dell’Ue, da sempre contraria a modifiche pensionistiche ma che, si spera, si possa ammorbidire aprendo a nuove possibilità per la Grecia e quindi anche per l’Italia.

Nel corso della settimana, dopo l’euforia di un suo ritorno, si è fatto un passo indietro anche sul part time: l’approvazione dell’emendamento alla riforma della P.A. prevede sì la possibilità di passaggio al part time e riduzione dell’orario di lavoro e della retribuzione, ma prevede anche il versamento dei contributi previdenziali a carico dei lavoratori che decidono di passare al part time fino al raggiungimento dei normali requisiti pensionistici, riproponendo il problema dell’anno scorso: così formulata, infatti, la misura non prevede alcun vantaggio per chi decide di passare al part time, non saranno dunque tanti i lavoratori che lo sceglieranno, lasciando dunque invariata la situazione occupazionale.

E sembra essersi di nuovo bloccata anche la situazione di proroga del contributivo donna: tutti ne sono d’accordo inoltre, secondo quanto trapelato, ci sarebbero anche i fondi necessari, visto che la senatrice del Pd Manassero ha parlato di 976 milioni rimanenti del miliardo e 684 milioni stanziati nel 2004, al momento dell'entrata in vigore del contributivo donna, ma il MEF ritarda nel dare il via libera. Passo indietro anche sul piano di quota 100: se fino a qualche tempo fa si pensava potesse essere il meccanismo di prepensionamento privilegiato, dopo la bocciatura di Boeri, perché troppo costoso, sembra diventata difficile una sua approvazione.

Dopo tanta confusione, il premier Renzi, soprattutto attraverso le dichiarazioni del ministro del Lavoro Poletti, ha lasciato intendere che tutto potrebbe essere rimandato alla prossima Manovra Finanziaria, ma anche su questo tempo c’è incertezza, perché secondo molti, le novità pensioni potrebbero essere rimandate anche al 2016. E prima potrebbe arrivare più probabilmente una legge povertà con misure a sostegno di chi davvero pagando il conto di questa crisi. Probabile anche, finalmente, l’estensione del bonus di 80 euro anche ai pensionati.

Ed ecco che, ancora una volta, la questione previdenziale, da sempre al centro degli interessi del governo Renzi, sembra sia passata in secondo piano. E nella stessa agenda del governo non si parla effettivamente di pensioni, ma di riforma del Senato, di riforma della P.A., della Rai, delle unioni civili, tutte discussioni che anche quest’anno hanno creato ingorgo in Parlamento in questo mese di luglio.

Ad aggravare la situazione, gli ultimi dati economici che continuano a non essere proprio così positivi e lo conferma Bankitalia che ha comunicato un aumento record del debito pubblico, senza considerare una situazione occupazionale ancora allarmante nonostante lievi miglioramenti. Sembra sia stata anche rimandata la cancellazione delle ricongiunzioni onerose, tra le misure del piano Boeri, e che sembrava il primo punto da attuare considerando che sarebbe una misura a costo zero, così come a costo zero sarebbe la proroga del contributivo donna viste le risorse disponibili e tagli delle pensioni finali delle donne che andrebbero in pensione prima.

D’altro canto, però, c’è anche chi va in pensione a 50 anni: è il caso di giornalisti e topografi di Rcs, dove la situazione al momento sembra abbastanza complicata e, grazie ad accordi e mobilità, è stato deciso che potranno andare in pensione a 50 anni di età, ed alcuni anche un’età più bassa. Ma per i giornalisti sono previste altre ‘agevolazioni’: un emendamento alla riforma della P.A. ha già previsto la possibilità di pensione anticipata a 57 anni per i giornalisti dipendenti di imprese editrici in crisi. Il prepensionamento in questi casi vale La se le imprese editoriali dimostrano di essere in crisi o ‘piani di ristrutturazione aziendale che prevedano uno specifico turnover minimo del personale’. Oggi i giornalisti vanno in pensione di vecchiaia a 65 anni (uomini) e 61 anni (donne) o in pensione di anzianità a quota 97, cioè a 35 anni di contributi e 62 di età.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il