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Pensioni Governo Renzi ultime notizie riforma: tanti problemi e urgenze indicati da recenti studi ufficiali Parlamento e INPS

Nuovi dati allarmanti su sistema pensionistico italiano: servono modifiche urgenti. Novità e confronto con altri Paesi europei




Le novità pensioni continuano a non essere troppo positive e non soltanto perché tardano ad arrivare quelle modifiche tanto richieste ma anche per i numeri che emergono. Le ultime notizie parlano chiaro: da una rilevazione Inps di questo mese emerge che nel primo semestre del 2015 sono aumentate le domande di pensione anticipata, sia nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, sia nelle gestioni dei lavoratori autonomi, un aumento che l’Inps spiega a causa della legge pensionistica attuale che ha bloccato i pensionamenti di anzianità aumentando i requisiti contributivi per uscire.

A partire dal 2012, infatti, per andare in pensione servono 66 anni e tre mesi e 42 anni e sei mesi di contributi per gli uomini e 41 e sei mesi per le donne, requisiti decisamente più stringenti rispetto ai precedenti, motivo per il quale dalla rilevazione Inps, sulle pensioni con decorrenza nell’anno 2014 e nei primi due trimestri del 2015, risultano liquidati nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti 256.580 trattamenti con decorrenza 2014 e 140.106 con decorrenza nel primo semestre 2015.

Se dall’Inps arrivano queste novità, altro dato allarmante da segnalare è che nel 2050 in Italia per smettere di lavorare serviranno 69 anni e 9 mesi, che emerge dossier del Servizio Studi della Camera dei deputati che ha messo a confronto la nostra legge pensionistica e quella di altri 30 Paesi europei. Ciò che emerge è che se nel 2050, in Italia, bisognerà avere 69 anni e 9 mesi di età per andare in pensione, negli altri Paesi si uscirà decisamente prima. Per esempio, in Germania l’età pensionabile è 67 anni, così come in Spagna e in Islanda, mentre in Francia si va in pensione a 60 anni per i nati prima del primo luglio 1951, con incrementi di 5 mesi per anno di nascita fino a toccare i 62 per i nati dal 1955 in poi, se il lavoratore ha raggiunto il periodo minimo di iscrizione; 65 o 67 anni (in base agli stessi parametri anagrafici), invece, se non è stato maturato il periodo minimo di iscrizione.

Regole più rigide nel Belpaese anche per quanto riguarda le pensioni anticipate, le vecchie pensioni di anzianità, quelle cioè raggiungibili con un numero minimo di anni di contribuzione: se in Italia si va in pensione prima dei 62 anni di età è prevista una riduzione dell’importo finale, progressiva in base agli anni in cui si va in pensione prima rispetto alla soglia dei 66 anni.

Negli altri Paesi europei, da Finlandia, a Irlanda, Danimarca, Svezia, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito la pensione anticipata non esiste, mentre in Germania è si può andare in pensione a 63 anni con 35 anni di contributi; a 60 anni per le donne nate prima del 1952 e con almeno 15 anni di contributi; a 63 anni per le persone nate prima del 1952 e con particolari requisiti; in Spagna, a 60 anni per i lavoratori assicurati in base al sistema abolito nel 1967.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il