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Quota 100, assegno universale, mini pensione, contributivo donna: cos’è cambiato in questa settimana e ultime notizie




Dopo un’altra settimana di discussioni in cui a farla da padrone è stata la questione previdenziale, sono piuttosto contrastanti le ultime notizie in merito e decisamente poche, se non nulle, ancora le novità realmente messe in atto. Sin dai primi giorni della settimana, infatti ci si aspettava che qualcosa cambiasse, prima con la riforma della P.A., ora in discussione al Senato, poi con la richiesta della Camera di cancellazione delle circolari Inps che hanno impedito, oltre il 31 dicembre 2014, alle lavoratrici donne di andare in pensione prima con sistema contributivo. Partendo dalla discussione sulla riforma della P.A., dopo essere stato bocciato dal presidente dell’Inps Boeri, è tornato d’attualità il part time con l’approvazione di un emendamento che favorisce il ricambio generazionale lasciando ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni la possibilità di passare al part-time con riduzione delle ore di lavoro e della retribuzione.

Se si tratta di una novità che inizialmente ha suscitato entusiasmo, a distanza di qualche giorno ecco il primo dietrofront: l’emendamento prevede, infatti, che siano i lavoratori stessi a pagarsi i contributi previdenziali, così come fanno già gli autonomi, fino al raggiungimento dei requisiti pensionistici richiesti, il che chiaramente non rende vantaggioso l’uscire prima, non contribuendo affatto a liberare nuovi posti di lavoro per i più giovani.

Si continua a lavorare anche sull’approvazione della proroga del contributivo donna e, come anticipato, la stessa Camera ha chiesto all’Inps di cancellare le circolari Inps che bloccano le donne lavoratrici verso il pensionamento anticipato a 57 anni, 58 per le autonome, con 35 anni di contributi e assegno calcolato con sistema contributivo. Il problema restano i Tecnici del Tesoro, Ministero dell’Economia e Ragioneria, che hanno sempre bloccato questa legge in punto di approvazione, per mancanza di risorse economiche.

In realtà, tali risorse sarebbero disponibili: secondo la senatrice del Pd Manassero ci sarebbero 976 milioni rimanenti del miliardo e 684 milioni stanziati nel 2004, al momento dell'entrata in vigore del contributivo donna, ma il MEF ritarda nel dare il via libera. Passo indietro anche sul piano di quota 100: se fino a qualche tempo fa era considerato il piano di prepensionamento migliore che avrebbe potuto lasciare al lavoratore la possibilità di scegliere quando andare in pensione, ora invece è stato rimandato dal presidente dell’Inps Boeri, perché troppo costoso. Forse alla prossima Manovra Finanziaria, forse anche al 2016.

In discussione anche l’assegno universale, o meglio, la discussione riguarda le fasce di popolazione cui erogare questa misura. Nel suo piano pensioni, infatti, il presidente dell’Inps Boeri l’ha proposta per gli over 55 che perdono il lavoro e non possono ancora andare in pensione ma altre forze politiche, a partire dal M5, chiedono di estenderlo a tutti, e a muoversi in tal senso sono state le singole Regioni. Mentre in Lombardia il governatore Maroni ha annunciato che entro fine anno avvierà l'assegno universale per i residenti nella Regione da almeno 5 anni; la governatrice del Friuli Venezia Giulia Serracchiani, ha già dato il via libera, prevedendo l’erogazione di 550 euro al mese per un massimo di due anni a chi è residente nella Regione da almeno due anni e ha un Isee inferiore ai 6.000 euro annui. Nulla di nuovo, invece, ancora sul meccanismo di mini pensione, nonostante il ministro del Lavoro Poletti continui a ritenerlo valido.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il