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Pensioni Governo Renzi ultime notizie riforma: quota 100, assegno universale. mini pensione. Una cosa fatta e male in due anni

Nessuna novità pensioni tra le proposte presentate da Pd, Lega, M5S, Forza Italia ancora approvata: le ultime notizie e unica modifica attuata




Il premier Renzi, sin dal momento del suo insediamento, ha sempre dichiarato di avere l’intenzione di intervenire con modifiche sull’attuale legge pensionistica, senza però cancellarla del tutto e senza stravolgerne la struttura, considerando che, come più volte ribadito dal ministro dell’Economia Padoan e dall’Ue, è l’unica legge in grado di assicurare sostenibilità economica all’Italia in questo momento di forte difficoltà economica. E nel corso di questi anni, sin dal governo Letta, si sono susseguite proposte di modifica volte a cambiare i requisiti oggi richiesti per lasciare il lavoro.

Prima il prestito pensionistico, o mini pensione, proposto prima dall’ex ministro Giovannini, poi dal ministro del Lavoro attuale Poletti; poi i piani di uscita con quota 100 (come somma di età anagrafica e contributiva) proposta da Cesare Damiano (ma condivisa anche dalla Lega seppur rimodulata), che ha anche avanzato la possibilità di pensione a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni crescenti; si è parlato quindi di possibilità di aumento delle pensioni minime, almeno a mille euro, come proposto da Forza Italia, tema però ormai dimenticato da un po’; ed è arrivata quindi la proposta dell’assegno universale, che rientra tra l’altro nel piano pensioni presentato dal presidente dell’Inps Boeri, ma limitato solo agli over 55 e per cui servono ancora definizioni e dettagli.

Nessuna di queste proposte presentate è stata comunque approvata ufficialmente: se ne continua a discutere in virtù delle risorse economiche che sarebbero necessarie e dell’ostacolo Ue da sempre contraria a modifiche pensionistiche e che quindi blocca tutto, esattamente come i tecnici del Tesoro e la Ragioneria di Stato. Ne sono un esempio la questione dei quota 96 della scuola, di cui si discute, appunto, da due anni, ma ancora aperta perché sempre bloccata per la necessità di soldi che richiede.

E ne è un altro esempio la proroga del contributivo donna: se ne parla da un anno ormai, si tratta di una norma già esistente e che dovrebbe essere solo rimandata, ma anche in tal caso il Mef blocca, eppure, come dimostrato dalla senatrice del Pd Manassero, le risorse ci sarebbero e si potrebbero usare quei 976 milioni rimanenti del miliardo e 684 milioni stanziati nel 2004 per il regime di pensione delle lavoratrici donne.

Ad oggi, l’unica modifica realmente effettuata sull’attuale legge è stata la cancellazione delle penalizzazioni per i precoci che decidono di andare in pensione prima, ma si tratta di una norma, della scorsa Finanziaria, comunque temporanea visto che vale solo fino al 2017. Null’altro è stato fatto e probabilmente nulla si farà di concreto nemmeno nei prossimi mesi, almeno fino alla Manovra Finanziaria del prossimo autunno, o anche fino al 2016.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il