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Pensioni Governo Renzi ultime notizie riforma più semplice ed immediata se si facesse fisco unico in Europa come proposto

Nuova tassa europea per fondo comune potrebbe avere importanti vantaggi per modifiche pensionistiche in Italia: le novità




La novità che potrebbero avere, a sorpresa, un forte impatto sulle modifiche pensionistiche in Italia, è l'intenzione di introdurre un’eurotassa per costituire un fondo speciale dell'eurozona, per poter affrontare ogni emergenza di bilancio o una congiuntura negativa in un Paese membro. Ne nascerebbe un fisco decisamente tutto europeo che, probabilmente, contribuirebbe ad evitare problemi di accordi e necessari salvataggi come quelli creatosi per chiudere la partita della crisi greca, ancora, ovviamente, non risolta, nonostante l'accordo con l'Ue. Ma è chiaro che serviranno anni (se non decenni) perchè si risoolva. A proporre questa nuova tassa, secondo quanto trapela dall'autorevole Der Spiegel, il ministro delle Finanze tedesco Schaeuble.

Il piano, al momento, secondo le ultime notizie, prevede che Germania e gli altri Paesi dell'eurozona devolvano parte delle risorse derivanti dall'Iva e dall'Irpef a livello nazionale a un fondo europeo, oppure che si introduca una tassa addizionale, sempre su Irpef, Iva o su altre forme di imposizione (con aliquote e criteri da stabilire su basi nazionali differenziate) e sempre per finanziare il nuovo fondo.

Questa novità risponderebbe llla recente proposta del presidente francese Hollande di un governo europeo congiunto dell’economia per scongiurare il rischio di crisi nell’Ue. Non si capisce, dunque, se la novità proposta sia una tassa in più o un aumento di alcune tasse, ma in ogni caso questa novità rappresenterebbe il primo passo verso l’armonizzazione fiscale e significherebbe tasse più basse innanzitutto per l’Italia in cui la pressione fiscale è altissima, la più alta d’Europa, e pensioni più basse per età e requisiti di accesso e più alte come valore dell’assegno visto è ormai conclamato che anche sotto il profilo previdenziale il nostro Paese sta peggio di tutti.

Si va, infatti, in pensione troppo tardi, con requisiti attuali destinati, tra l’altro, sempre ad aumentare in virtù dell’aumento dell’aspettativa di vita Istat, tanto che, secondo i calcoli, nel 2015 si andrà in pensione a quasi 70 anni, precisamente a 69 anni e 9 mesi, e i valori dei trattamenti finali sono bassissimi.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il