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Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi: piano Juncker al via con miliardi dati dall'Italia utilizzabili per pensioni

Via libera al piano di investimenti di Juncker. Come funzionerà e quali possibili conseguenze sul nostro sistema pensionistico. Le novità




Le novità confermano il via libera ufficiale dalla Commissione europea e dalla Banca europea per gli investimenti (Bei) al fondo per gli investimenti strategici (Feis) del piano Juncker. Sono stati, infatti, firmati gli atti dell’istituzione formale del Fondo e quelli che permettono al Feis di erogare i primi soldi a partire dal prossimo autunno. Il fondo Feis è costituito da ventuno miliardi di euro (sedici dei quali dal bilancio Ue e cinque dalla Bei) per finanziare investimenti pubblici e privati fino 315 miliardi da qui al 2018. Nove Paesi membri hanno già contribuito con nuove risorse per circa quaranta miliardi in più.

Il presidente dell’organismo, Werner Hoyer, ha spiegato che “La Bei ha già iniziato a identificare e a finanziare progetti che otterranno l’appoggio del Feis. Crediamo che l’Europa debba agire rapidamente, e oggi diamo risultati concreti forti di questa convinzione”. Il consiglio dei governatori della Bei ha già autorizzato nuovi prestiti da dieci miliardi per un pacchetto complessivo di quarantacinque progetti, alcuni dei quali destinati all’introduzione su vasta scala di contatori intelligenti per una migliore gestione dei consumi energetici nel Regno Unito, che faciliteranno l’accesso al credito per piccoli progetti che utilizzano le rinnovabili in Germania e in Francia e investimenti per riqualificare le vie navigabili interne dei Paesi Bassi.

Il fondo nasce anche con “la necessità di incoraggiare gli Stati membri a fare un buon uso del nuovo fondo” e i soldi dati all’Italia potrebbero servire anche per interventi pensionistici che, come più sottolineato, rilancerebbero il mercato del lavoro e, soprattutto, l’occupazione giovanile. L'Italia ha stanziato ben 8 miliardi dei 21 del capitale iniziale del fondo, risorse che, come confermano le ultime notizie, permetterebbero l'approvazione di quel piano di flessibilità pensionistica di uscita anticipata a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni fino ad un massimo dell'8%. Possibile anche l'uscita per tutti con 41 anni di contributi.

Per mettere, invece, in atto l'uscita anticipata con quota 100 servirebbero da 2,5 a 11,4 miliardi; basterebbero 900 milioni per permettere a tutti l'uscita anticipata con prestito pensionistico; mentre servirebbero due miliardi per staffetta generazionale e part time a sostegno del turn over lavorativo.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il