Chirac appoggia nelle presidenziali francesi il candidato Sarkozy

Il presidente uscente annuncia l'appoggio all'ex pupillo, che si è dimesso da Ministro dell'Interno, benché i rapporti restino tesi



Nicolas Sarkozy può tirare un sospiro di sollievo: la tanto attesa benedizione è arrivata. Oggi il presidente uscente Jacques Chirac ha annunciato che appoggerà il suo ex delfino, con cui ultimamente i rapporti si sono parecchio raffreddati, nella corsa all'Eliseo. Il candidato dell'UMP avrà da Chirac "il suo voto" e "il suo sostegno", come dichiarato in un messaggio registrato e trasmesso oggi in Tv, così come fu per il suo commiato dalla carica presidenziale, lo scorso 11 marzo. Nella stessa occasione Chirac ha annunciato le dimissioni di Sarkozy da Ministro dell'Interno, dal prossimo 26 marzo, complimentandosi con lui per il suo lavoro: lo sostituirà il giovane Ministro dell'Oltremare, fedelissimo di Chirac, François Baroin. A lasciare anche il Ministro della Sanità Xavier Bertrand, nominato portavoce del candidato dell'UMP. Un atto dovuto, a un mese dalle elezioni in programma il prossimo 22 aprile, ma in qualche modo tardivo, che non ha risparmiato a Sarkozy (Ministro degli Interni dal 2002 al 2004 e dal 2005 al 2007, con un breve intermezzo al Ministero dell'Economia), le critiche dei suoi avversari politici, secondo i quali il candidato ha sfruttato la poltrona di ministro a fini elettorali, senza neanche annunciare personalmente le sue dimissioni, ma aspettando che fosse il presidente Chirac a darne conto. Il candidato dell'Ump all'Eliseo si è detto "molto toccato" dal sostegno espressogli oggi dal presidente Chirac, definendo la sua decisione "importante sia sul piano politico che personale" . " Chirac - aggiunge Sarkozy - sa meglio di chiunque altro quali siano le esigenze della funzione che ricopre e per tale motivo la sua presa di posizione ha un valore politico di primaria importanza".

"Trattandosi di mie scelte personali, le cose sono piuttosto semplici. Sono stato io a volere, nel 2002, la creazione dell'Unione per un Movimento Popolare, per permettere alla Francia di condurre una rigorosa politica di modernizzazione nel lungo periodo, e con tutte le sue diversità, questo movimento politico ha scelto di sostenere la candidatura di Sarkozy alle elezioni presidenziali, per le qualità del candidato. Di conseguenza io gli darò il mio voto e il mio sostegno" così Chirac ha motivato la sua scelta. E non poteva esserci momento più opportuno per spalleggiare Sarkozy, già nell'occhio del ciclone per una campagna ultimamente piuttosto smorzata, e per la gestione del caso Battisti, che ha provocato le ire della sinistra radicale, pronta ad accusare il Ministro dell'Interno di "averlo sacrificato sull'altare delle elezioni".

Come se non bastasse, non sono per niente piaciute, le sue dichiarazioni sul futuro economico dell'Unione Europea, nelle quali aveva espresso nei giorni scorsi la sua proposta di un "governo economico per l'Europa" spiegando di aver più volte ribadito il suo piano al Presidente della Banca Centrale Europea, Jean Claude Trichet, ma che la sua idea "aveva difficoltà ad essere recepita". Lo stesso Trichet, durante un'audizione al Parlamento Europeo, non ha lesinato veleno nei suoi confronti, replicando alle accuse e definendo "incomprensibili" gli attacchi alla Bce e al suo personale lavoro, "in vista delle elezioni che si terranno tra poco in un paese europeo", senza fare il nome del candidato all'Eliseo, e senza risparmiare gli altri attori della campagna elettorale francese, tutti pronti a tirare in ballo l'Eurotower nel corso dei loro discorsi, con progetti di riforma e consigli interessati sul suo operato. Trichet ha citato anche il caso dell'Italia e della Germania, le cui recenti tornate elettorali non hanno certo messo in discussione il ruolo della Banca Centrale, stigmatizzando l'incomprensibilità delle polemiche francesi.

Che il candidato della destra dia segni di nervosismo è evidente anche dagli attacchi ai suoi avversari. Nelle ultime ore Sarkozy ha definito la socialista Ségolène Royal "sovietica", e il moderato François Bayrou "politicamente disonesto", criticando le giurie popolari proposte dal Ps ("somiglierebbero a dei soviet"), che sarebbero una "forma estrema di demagogia" e il trasformismo del centrista, comodamente oscillante da destra a sinistra a seconda dell'opportunità.

Eppure, secondo gli ultimi rilevamenti, Sarkozy continua ad essere in testa col 52% dei consensi, lasciandosi alle spalle la Royal (25%), e Bayrou (21.5%). Dietro di loro gli altri otto aspiranti presidenti, tra cui il capo storico dell'estrema destra xenofoba Jean-Marie Le Pen, e il leader dei "no global", Josè Bovè. Lontano il consenso dei vertici europei, ancora forte la diffidenza degli intellettuali francesi, eternamente mutevole la fiducia dello zoccolo duro della destra francese, fedele agli ideali gollisti. Per ora Sarkozy deve accontentarsi di una popolarità che non cala, dei sondaggi che lo danno in testa e dell'approvazione del suo mentore. Incassando però anche la fiducia dell'Unione Donne Musulmane, pronte a smentire le voci di razzismo nei suoi confronti, e a lodarne la tempra e il pugno fermo anche in favore degli immigrati (è stato proprio lui a volere il Consiglio Francese del culto Islamico), che anzi può a ben ragione rappresentare, essendo di origine ungherese. Di contro, il Partito Socialista chiama a raccolta i suoi elettori, preoccupati per la moltiplicazione di liste e candidati della sinistra radicale, che minacciano di sottrarre consensi al partito, e temendo una "depressione" come quella che portò al tracollo di Jospin, nel 2002. Pertanto è stato chiesto alla Royal di "raddoppiare gli sforzi" per attirare gli elettori "sin dal primo turno per essere sicura di arrivare al secondo". Errare è umano, perseverare sarebbe diabolico.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il