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Pensioni Governo Renzi ultime notizie riforma: quota 100,assegno universale INPS e Commissioni Parlamento redigono nuovi studi

Sono diverse le novità rese note in questi ultimi giorni sullo stato di salute del nostro sistema previdenziale: le ultime notizie




Sono diverse le novità rese note in questi ultimi giorni sullo stato di salute del nostro sistema previdenziale: le ultime notizie confermano un conto decisamente in rosso per l’Inps e da una rilevazione dell’Istituto di questo mese emerge che nel primo semestre del 2015 sono aumentate le domande di pensione anticipata, sia nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, sia nelle gestioni dei lavoratori autonomi, dovuto soprattutto alle nuove norme pensionistiche che hanno bloccato i pensionamenti di anzianità. E’ cresciuta infatti l’età di accesso alla pensione, arrivando a 66 anni e tre mesi per tutti, uomini e donne, e aumenterà ancora a partire dal primo gennaio 2016, quando per andare in pensione serviranno 66 anni e sette mesi, quattro mesi in più cioè.

E andrà avanti così, con scatti dell’età pensionabile ogni due anni per affetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita Istat, per cui, secondo le previsioni, nel 2050 in Italia si andrà in pensione a 69 anni e 9 mesi, cioè 70 anni, se non saranno applicate modifiche. Questo, insieme all’elevata contribuzione e al valore bassissimo degli assegni finale, rende il nostro sistema pensionistici tra i più rigidi d’Europa. L’Inps, con il presidente Boeri, è convinto del fatto che serva assolutamente intervenire con novità previdenziali e il piano presentato da Boeri ne disegna i punti fondamentali. Tra questi compare l’assegno universale, seppur limitato solo agli over 55, ma non il piano di quota 100, tanto auspicato e sostenuto, perché sarebbe troppo costoso da attuare: secondo le previsioni di Boeri, costerebbe fino a 10,6 miliardi di euro fino al 2019.

Allarmante anche la situazione che emerge da un dossier del Servizio Studi della Camera dei deputati che ha messo a confronto la nostra legge pensionistica e quella di altri 30 Paesi europei: se, infatti, nel 2050, in Italia, si andrà in pensione a 69 anni e 9 mesi per andare in pensione, negli altri Paesi la situazione è decisamente meno rigida e in Germania l’età pensionabile è 67 anni, così come in Spagna e in Islanda.

Inoltre, Germania si può andare in pensione a 63 anni con 35 anni di contributi; a 60 anni per le donne nate prima del 1952 e con almeno 15 anni di contributi; a 63 anni per le persone nate prima del 1952 e con particolari requisiti; in Spagna, a 60 anni per i lavoratori assicurati in base al sistema abolito nel 1967. La domanda che a questo punto ci si potrebbe porre è perché negli altri Paesi europei si può uscire prima mentre da noi è così difficile farlo?

Servirebbe mettere a punto leggi chiare e soddisfacenti anche per evitare il boom conclamato dall’Inps di pensioni anticipate, segno che vi è una distorsione del sistema previdenziale, con lavoratori che intimoriti dal futuro e dal suo irrigidimento decidono di uscire prima. E c’è un ulteriore problema da sottolineare: in questo boom di pensioni anticipate emerge sempre più la difficoltà di determinate categorie di lavoratori, come usuranti e precoci, fortemente penalizzati dalle attuali norme previdenziali, per cui dovrebbero essere studiate soluzioni ad hoc che invece non arrivano.

La novità è che potrebbe forse arrivare qualcosa per loro: considerando le poche risorse economiche disponibili, si potrebbe infatti pensare a soluzioni circoscritte per chi fatica a raggiungere i requisiti di pensionamento oggi imposti, e probabilmente  quota 100, mini pensione, contributivo o assegno universale potrebbero essere sperimentati solo per loro.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il