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Pensioni ultime notizie Renzi: quota 100, assegno universale. Con tagli detrazioni fiscali al via preparazione piano Renzi-Boeri

Piano tagli, interventi negativi e spending review per risparmiare risorse economiche da reinvestire: le conseguenze per le pensioni e novità




Le novità del governo Renzi, ad oggi, prevedono un piano di riordino delle scadenze fiscali, cancellazione delle tasse sulla prima casa dal prossimo 2016 per poi procedere, come annunciato dal premier Renzi, nel 2017 ad una riduzione dell’Ires e nel 2018 dell’Irpef e quindi intervenire sulle pensioni minime; e ancora una spending review che prevede l’abolizione delle agevolazioni fiscali, piano da tempo ormai al vaglio dei tecnici della spending review.

Secondo le ultime notizie, ad essere toccati sarebbero innanzitutto il settore dei trasporti e dell’agricoltura, da cui deriverebbero rispettivamente 3,5 e 1,7 miliardi; quindi edilizia e mercati immobiliari, da cui si ricaverebbero 12,9 miliardi; mercati finanziari e assicurativi (7 miliardi), trasporti (3,5 miliardi per il complesso di quelli aerei, autotrasporto, marittimi e ferroviari), sanità (3,1 miliardi) e agricoltura (1,7 miliardi).

Insieme alle misure della spending review, nonostante gli ultimi giorni di silenzio in merito, dovrebbero essere confermati quegli interventi negativi nelle intenzioni di Renzi, d’accordo con Boeri e Gutgeld, su baby pensioni, pensioni di invalidità, cumulo, reversibilità, ricalcolo contributivo per ristabilire equità sociale e recuperare nuove risorse per successivi piani di prepensionamento. E dopo l’estate, ci sarebbe da mettere finalmente a punto quel decreto previdenza con misure a sostegno della povertà, in primis.

Tutti in tagli e gli interventi negativi su cui sta lavorando il governo non rappresentano inasprimenti e basta ma servono, seppur difficili da comprendere, per dare all’esecutivo la possibilità di disporre di quei fondi necessari per consentire, per esempio, l’estensione dell’assegno universale a tutti e non soltanto limitato agli over 55 che perdono il lavoro ma non possono ancora andare in pensione, come modulato dal presidente Boeri. Possibile, con una maggiore disponibilità di risorse, anche la successiva approvazione di uscita con quota 100, anche se al momento sembra difficile, o a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni, così come rilanciato dai sindacati.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il