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Pensioni Governo Renzi ultime notizie riforma non ci si crede più nè a leggi attuali, prossime e Europa. Fiducia in forte calo

Cala la fiducia di consumatori e imprese in Italia e cala la fiducia anche nell’euro: situazione attuale e conseguenze pensioni. Le novità




Torna a calare ancora a luglio la fiducia dei consumatori e delle imprese in Italia ed è un novità decisamente negativa soprattutto dopo le ultime notizie dal Fondo Monetario internazionale (Fmi), secondo cui senza un'accelerazione della crescita economica, in Italia ci vorranno 20 anni per ridurre il tasso di disoccupazione e riportarlo ai livelli pre-crisi. Secondo gli ultimi dati Istat, l'indice del clima di fiducia dei consumatori scende a luglio a 106,5 dai 109,3 punti del mese di giugno (dato rivisto da 109,5 punti) e cala anche la fiducia delle imprese. A luglio, l'indice è passato a 104,3 da 104,7 punti di giugno.

E le cattive notizie non sono finite qui, perché secondo i dati dell’Istituto Demopolis anche la fiducia dei cittadini nell’Unione Europea è scesa passando dal 51% del 2006 al 48% del 2010, fino all’attuale 28%. E’ chiaro, dunque, come il sistema euro non piaccia anche se solo il 31% degli italiani appoggerebbe il ritorno alla lira perché teme che uscirne sarebbe peggio.

Di base, dunque, manca certezza e ne è un esempio il dibattito da troppo tempo ormai aperto sulla questione previdenziale e la necessità di anticipare le uscite. Questione però ancora aperta e bloccata su tutti i fronti. Il problema sono le leggi attuali, ma anche quelle mancati che non danno sicurezza e infatti si è registrato un boom di pensioni anticipate. Da una rilevazione Inps di questo mese, infatti, è emerso che nel primo semestre del 2015 sono aumentate le domande di pensione anticipata, sia nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, sia nelle gestioni dei lavoratori autonomi, un aumento motivato dalle rigide regole della legge pensionistica attuale, che ha bloccato i pensionamenti di anzianità aumentando i requisiti contributivi per lasciare il lavoro.

Oggi, infatti, per andare in pensione servono 66 anni e tre mesi e 42 anni e sei mesi di contributi per gli uomini e 41 e sei mesi per le donne, requisiti rigidi e per questo nell’anno 2014 e nei primi due trimestri del 2015 risultano liquidati nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti 256.580 trattamenti con decorrenza 2014 e 140.106 con decorrenza nel primo semestre 2015.

Il boom di  pensioni anticipate non è un buon segnale perchè se è vero che si è risparmiato in questi anni, i numeri in aumento dimostrano l'incertezza della politica italiana e del nostro sistema previdenziale che porta i lavoratori a lasciare il lavoro, pur a fronte di penalizzazioni, per timori di ulteriori irrigidimenti.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il