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Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi: dichiarazioni Bignami, Boeri, Borghese, Simonetti, Renzi, Gnecchi

Dopo un’altra intensa settimana di discussioni, nuove dichiarazioni pensioni e posizioni di Borghese, Gnecchi, Simonetti, Bignami. Le ultime notizie




E’ stata un’altra settimana ricca sul fronte previdenziale e tra le novità degli ultimi giorni anche le ultime dichiarazioni del premier Renzi che ha annunciato, nuovamente, di voler intervenire sulle pensioni, aumentando gli assegni minimi e pensando a forme effettive di flessibilità per modificare i requisiti attuali necessari per l’accesso alla pensione. In entrambe queste direzioni, la strada sembra ancora molto lunga: servono risorse e servono consensi da parte di tutti, Ue compresa. Intanto, diversi esponenti politici si concentrano sulle attuali situazioni e, a prescindere dall’intervento rilanciato, chiedono che il governo faccia comunque qualcosa di concreto.

Borghese ha sottolineato che il contributivo donna negli ultimi tre anni, a fronte dell’incremento dei requisiti, è stato scelto da un numero crescente di lavoratrici, dalle 1.377 pensioni liquidate nel 2011 si è passati alle 5.646 del 2012 fino alle 11.527 del 2014 e ha chiesto al ministro del Lavoro Poletti che, una volta per tutte, venga definita una soluzione in tal senso. Ci sono, infatti, migliaia di domande presentate all’Inps da donne che rientrerebbero nei requisiti richiesti per andare in pensione prima, ma ancora in stand by, a causa del ritardo di governo e Inps di fornire risposte certe.

Chiede risposte sul futuro del contributivo donna anche la deputata del Pd Gnecchi che punta la sua attenzione anche sulla situazione pensionistica attuale piuttosto rigida e che se ha penalizzato i pensionandi e pensionati di oggi, certamente sarà ancora più influente sui giovani di oggi futuri pensionati, che in tanti già definiscono come i nuovi poveri, soprattutto a causa delle loro precarie carriere lavorative. La Gnecchi punta il dito contro le conseguenze della revisione dei coefficienti di trasformazione, che potrebbero generare squilibri ed effetti negativi; e contro il meccanismo per cui a fronte di condizioni di lavoro decisamente diverse di specifiche categorie di lavoratori, come gli usuranti, venga, invece, prevista la stessa aspettativa di vita.

E chiede, dunque, al governo di concentrarsi su questi temi, in modo da rendere più equilibrato, sicuro, sostenibile e affidabile il sistema previdenziale attuale e di introdurre elementi di diversificazione dell’aspettativa di vita in base ad attività lavorativa svolta e settore di provenienza. Attenzione puntata sulla proroga del contributivo donna anche da Roberto Simonetti, deputato della Lega Nord, che torna ad incitare il presidente dell’Inps Boeri ad approvare la proroga di questo regime che, come lo stesso Simonetti ha dichiarato “tutela le donne, il loro diritto a vedersi riconoscere uno specifico e peculiare ruolo sociale e familiare, il loro diritto di scelta”. Ricordiamo che con il contributivo donna, le lavoratrici possono andare in pensione prima, a 57 anni, che salgono a 58 per le autonome, con 35 anni di contributi e accettando, però, un assegno finale ridotto perché esclusivamente calcolato con sistema contributivo e non più con il più vantaggioso retributivo.

Il regime avrebbe dovuto essere in vigore fino al 31 dicembre 2015 ma nel 2012 l’Inps ha diffuso due circolari che hanno ridotto il periodo di sperimentazione sostituendo la maturazione del requisito con la decorrenza del trattamento pensionistico già al 31 dicembre 2015, escludendo quindi le lavoratrici che  alla stessa data abbiano maturato i requisiti per il pensionamento e che avrebbero percepito la pensione 15 o 21 mesi dopo. Considerando, infatti, il calcolo della finestra dei 12 mesi prevista, il requisiti per uscire prima sarebbe stato raggiunto a dicembre 2014 che più 12 mesi permette di arrivare a dicembre 2015. Ma la richiesta di proroga di questo regime vuole cancellare la finestra dei 12 e considerare la scadenza di fine anno come quella di esclusiva maturazione dei requisiti.

Novità arrivano, invece, dalla Senatrice Laura Bignami sull’approvazione di un nuovo provvedimento che potrebbe permettere la pensione anticipata a chi ha figli disabili al 100%. L’attuale normativa, infatti, riconosce a queste persone solo i contributi figurativi durante i giorni di assenza dal lavoro fruiti ai sensi della legge 104/1992. La nuova richiesta al governo è quella di valutare la possibilità di prepensionamento con 30 anni di contributi per i genitori che assistono i figli invalidi con totale e permanente inabilità lavorativa e ai quali è riconosciuta una percentuale di invalidità pari al 100%.

Secondo la Bignami, l’approvazione di questo sistema di prepensionamento sarebbe decisamente vantaggioso per tutti, perché porterebbe vantaggi in termini economici per lo Stato che taglierebbe così un bel po’ di costi; e in termini umani, visto che il lavoratore con figli disabili risulta particolarmente impegnato non soltanto nel sostenere praticamente la disabilità ma anche nei confronti e nel rapporto mentale.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il