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Pensioni ultime notizie Governo Renzi riforma: il piano Boeri procede in sordina

Il presidente dell’Inps Boeri torna a parlare di assegno universale: le novità e lavori che continuano sul suo piano pensioni. Ultime notizie




Dopo la sua presentazione, tanto attesa perché avrebbe significato, il primo passo concreto verso novità pensioni, sembra bloccato il piano pensioni del presidente dell’Inps Boeri, anche se in realtà si continua a lavorare, in silenzio, sulla sua definizione. Al momento della presentazione, le misure sono state proposta in maniera piuttosto generale senza alcun dettaglio che avrebbe dovuto essere definito dopo una serie di incontri di Boeri stesso con il premier Renzi e i ministri di Lavoro ed Economia, Poletti e Padoan, e il commissario per la spending review Gutgeld. Da qualche settimane non si parla più del piano Boeri eppure qualcosa, nel silenzio, si muove.

Il presidente dell’Inps ha infatti proposto al governo di introdurre concretamente in Italia l’assegno universale garantito come sostegno di inclusione attiva per coloro che hanno più di 55 anni. Secondo Boeri si tratterebbe di un diritto di cui le persone possono godere, “cui corrispondono una serie di doveri e su cui ci sarà un controllo stringente e costante da parte di un'amministrazione indipendente dal potere politico locale” e spiega che per la sua erogazione saranno considerati reddito delle famiglie, i loro patrimoni immobiliari e mobiliari e tutti i dati oggi in possesso delle amministrazioni pubbliche “per controllare l'effettiva condizione di povertà dei potenziali beneficiari”.

Tra le altre misure del piano Boeri cui ci si prepara a lavorare il via al ricalcolo contributivo, nonostante non sia approvato da tanti; unificazione e armonizzazione dei trattamenti pensionistici con cancellazione delle ricongiunzioni onerose e stop ai vitalizi dei politici; assegno universale per gli over 55 e contributo di solidarietà sulle pensioni più alte (oltre i due mila euro); e possibilità di continuare a versare i contributi anche una volta maturata la pensione.

Nulla però su quota 100 o piano di uscita anticipata di Damiano, cioè a 62 anni di età con 35 ani di contributi e penalizzazioni, perché troppo costosi secondo il presidente dell’Inps, nulla nemmeno su mini pensione e staffetta generazionale, che però è prepotentemente tornata in discussione con la riforma della P.A. Tutto sembra dunque definito ma ancora fermo e a bloccare gli interventi sulle pensioni tre principali cause: la prima sono i risultati dei sondaggi sul governo Renzi, sempre più in calo e che bisogna far risalire, magari con il minimo compromesso proprio della proroga del contributivo donna; la seconda è la mancanza di risorse economiche necessarie; e la terza continua ad essere la contrarietà dell’Ue, cui però il ministro Padoan è intenzionato a chiedere maggiore flessibilità di interventi.
 

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il