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Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi: contributivo donna e assegno universale vicini con Boeri, Padoan e Parlamento

Sono diverse le opzioni allo studio per cambiare le pensioni in Italia, tra cui l'assegno universale e il cosiddetto contributivo donna.




C'è anche l'assegno universale tra le ipotesi di modifica del sistema delle pensioni allo studio del governo. Lo strumento di sostegno al reddito potrebbe essere limitato agli over 55 senza lavoro e senza assistenza previdenziale, come suggerito da Tito Boeri, presidente dell'Inps. Porte invece sbarrate all'applicazione di quota 100 ovvero della somma tra età anagrafica e anni di contribuzione da raggiungere per maturare il diritto alla pensione, così come alla staffetta generazionale per legge. Si tratta di ipotesi considerate non sostenibili dal punto di vista economico.

C'è poi la convergenza della commissione Lavoro della Camera dei deputati sul contributivo donna. Se ne parlerà a settembre, quando tornerà a riunirsi per il voto definitivo, ma nel frattempo la strada è stata spianata si tratta di concedere alle lavoratrici la possibilità di congedarsi con qualche anno di anticipo rispetto ai requisiti adesso richiesti in cambio di una parte dell'assegno. Più nello specifico, le porte delle pensione si aprirebbero a 57 anni e 3 mesi di età con 35 anni di contributi per le lavoratrici subordinate o a 58 anni e 3 mesi per quelle autonome. Attualmente questa possibilità va in scadenza il 31 dicembre 2015.

Ogni ipotesi di cambiamento deve prevedere le coperture economiche per farvi fronte e il percorso appare in salita, come dimostrato dai report più recenti. Il debito pubblico italiano è cresciuto al 135,1% nei primi tre mesi, per raggiungere quota 2,184 miliardi di euro. È il secondo maggiore aumento (+3 punti percentuali) dopo il Belgio tra i paesi dell'Unione Europea rispetto agli ultimi tre mesi del 2014. Il debito più pesante, secondo i dati Eurostat, è quello della Grecia (168,8% del Pil). Il debito italiano era al 132,1% nell'ultimo trimestre del 2014 e al 131,2% nel primo. Il 2,7% del debito è costituito dai prestiti verso i Paesi dell'eurozona in difficoltà.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il