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Pensioni Governo Renzi ultime notizie riforma: Draghi e UE contrari su indicazioni positive

L'Italia deve fare i conti anche con Bruxelles lungo il percorso di cambiamento del sistema delle pensioni. L'approdo non è affatto scontato.




La partita delle pensioni non si esaurisce dentro questi confini. Le novità immaginate per migliorare il sistema previdenziale devono passare il vaglio dell'Unione Europea e sotto questo punto di vista le ultime notizie riferiscono di scenari non esaltanti. A dirla tutta, Bruxelles è sempre stata molto scettica, se non in alcuni casi apertamente contraria, rispetto al cambiamento dell'attuale legge previdenziale. Il motivo è molto semplice: le rigidità introdotte consentono allo Stato un ingente risparmio di spesa in pensioni permettendo così di mantenere i conti pubblici in ordine. Eventuali scostamenti, come spiegato anche da Mario Draghi, governatore della Banca Centrale Europea, avrebbero invece un significativo impatto economico.

Ecco perché la cosiddetta quota 100 come somma di età anagrafica e anni di contribuzione da raggiungere per ritirarsi dal mondo del lavoro è considerata troppo dispendiosa. Qualche apertura ci potrebbe essere invece sulla possibile introduzione dell'assegno universale, magari limitato agli over 55 senza occupazione e senza pensione. Una misura di questo tipo, sebbene con accenti diversi, trova spazio in altri Paesi europei. L'attenzione dell'Europa è piuttosto concentrata sul versante del lavoro.

L'Inps parla di 952.359 nuove assunzioni a tempo indeterminato nel settore privato nei primi sei mesi del 2015 rispetto allo stesso periodo del 2014: più 36%. Nei primi 6 mesi dell'anno l'Inps ha registrato 2.815.242 avviamenti contro 2.177.002 cessazioni di rapporti di lavoro: più 638.240 opportunità di lavoro. La quota di assunzioni con rapporti stabili sul totale dei rapporti di lavoro attivati o variati è passata dal 33,6% dei primi sei mesi del 2014 al 40,8% dei primi sei mesi del 2015. Le trasformazioni di rapporti a termine in contratti a tempo indeterminato sono state 277 mila nei primi sei mesi del 2015 contro le poco meno di 207.000 dello stesso periodo del 2014. Aumento del tempo indeterminato soprattutto in Friuli-Venezia Giulia, Umbria, Marche e Trentino-Alto Adige.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il