Stipendi: in Italia crescono poco in particolare se confrontati con il resto dell'Europa

Crescono poco i salari in Italia e comunque molto meno degli altri paesi europei.



Crescono poco i salari in Italia e comunque molto meno degli altri paesi europei. Se in Gran Bretagna la busta paga dal 2000 al 2005 è cresciuta del 27,8%, in Italia la crescita è stata solo del 13,7% (la media europea è del 18%). Solo la Germania e la Svezia, paesi dove comunque i livelli retributivi sono mediamente superiori rispetto all'Italia, segnalano un crescita inferiore. Lo rileva uno studio dell'Eurispes. Se si guarda poi al potere di acquisto dei salari, emerge che l'Italia è davanti solo al Portogallo.

In Italia il costo medio in euro per ora di lavoro è inferiore a quello di tutti paesi europei ad eccezione della Spagna, della Grecia e del Portogallo. La posizione del nostro Paese non cambia all'interno della classifica europea, se passiamo a considerare il livello dei salari lordi (l'Italia è al quartultimo posto).

Il cosiddetto cuneo fiscale è molto diverso da paese a paese e va dal 51% della Germania per un lavoratore senza famiglia a carico al 22,3% del lavoratore con moglie e due figli a carico in Irlanda, che è il paese con il minor peso del cuneo fiscale comunque lo si calcoli. «In questa classifica l'Italia - evidenzia Eurispes - non si trova più agli ultimi posti: balza al quarto posto, preceduta solo dal Belgio, dalla Svezia e dalla Germania» e dunque il cuneo fiscale «appare particolarmente gravoso nel nostro Paese». Il nostro cuneo fiscale già nel 2004 pesava infatti per oltre il 45% (45,8% ad essere precisi) per un lavoratore senza familiari a carico e per il 36,6% per un lavoratore con moglie e due figli a carico.

Per quanto riguarda invece gli stipendi e i carichi di famiglia l'Italia, nell'ambito della imposizione sul lavoro, «attua una moderata politica familiare. Infatti il cuneo - calcola l'Eurispes - è del 9% inferiore per il lavoratore con tre persone a carico, rispetto a quello senza carichi familiari». L'inflazione - conclude lo studio - ha infine giocato un ruolo non trascurabile nel deprimere i salari dei nostri lavoratori in termini di potere d'acquisto: essa infatti negli ultimi quattro anni ha avuto «un andamento decisamente superiore alla crescita dei salari lordi calcolati in euro riducendo ulteriormente il valore reale dei salari netti in termini di potere d'acquisto». Ecco in una tabella il livello del salario annuo netto del lavoratore dipendente, senza carichi di famiglia, nel 2006, in euro a parità di potere d'acquisto.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il