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Divisioni interne al governo e con Inps e Ministero Finanze su eventuali interventi per modificare le pensioni: le ultime notizie




Continuano ad aumentare le divisioni interne al governo sulle modalità e le misure di intervento sull’attuale legge pensioni, e non solo all’interno del Pd stesso e con gli altri partiti politici, ma anche con i diversi Ministeri e l’Inps. Le ultime notizie confermano che al centro del dibattito ci sono sempre i piani di prepensionamento, da quota 100 a contributivo e mini pensione, e l’erogazione dell’assegno universale, che tanto sta facendo discutere soprattutto per la definizione ufficiale e definitiva delle fasce di persone cui dovrebbe essere erogato. A questi scontri si aggiunge il quadro di una difficile situazione economica che stenta a ritrovare nuova crescita e nuovo equilibrio .

E così i tecnici del Ministero delle Finanze continuano a frenare sulle diverse ipotesi di modifica a causa della mancanza di risorse economiche, mentre l’Inps spinge per la realizzazione di misure come contributivo ad assegno universale, contenute nel piano pensioni presentato dal presidente Boeri. Il Parlamento, invece, punta sul piano di quota 100 ma senza alcuna penalizzazione, secondo molti il migliore sistema di uscita flessibile perché permetterebbe al lavoratore di scegliere quando andare in pensione.

Non solo però vi sono contrasti tra progetti Inps e blocco da parte dei tecnici, ma anche tra i partiti politici, divergenze nate soprattutto dalle diverse ipotesi di modifica presentate per modifiche dell’attuale  legge. Da Pd, a Lega a M5S a Forza Italia, ognuno ha avanzato novità. Le prime divergenze partono all’interno dello stesso Pd, con il presidente della Commissione Bilancio Boccia che ha chiesto al governo di intervenire sulle pensioni e sui contratti pubblici, così come deciso dall'Alta Corte; il sottosegretario Baretta ha annunciato per il mese di settembre novità per anticipare l’uscita dal lavoro, valutando l’ipotesi di una penalizzazione del 3% per ogni anno di anticipo in cui si decide di andare in pensione, a partire dai 62 anni, rispetto ai 66 oggi richiesti, fino ad arrivare ad un massimo del 12% per chi decide di lasciare con 4 anni di anticipo il lavoro.

Senza dimenticare la posizione della deputata Gnecchi del Pd, che punta sulla proroga del contribuivo donna, e la proposta di uscita a 41 anni per tutti indipendentemente dall’età anagrafica, tra le proposte di Cesare Damiano, lo stesso che presentato i piani di uscita con quota 100 e a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni. Continua a far discutere e crea divergenze anche l’assegno universale che il presidente dell’Inps Boeri ha proposto solo per gli over 55 che perdono il lavoro, mentre il M5S vorrebbe estenderlo a tutti e vorrebbe la proroga del contributivo del contributivo donna al 31 dicembre 2018, come vorrebbe anche la Lega; mentre Forza Italia punta sull’aumento a mille euro per le pensioni minime.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il