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Pensioni ultime notizie più negative che positive questa settimana tra smentite e conferme

Tra dati economici nuovamente in peggioramento, Pil di nuovo negativo e contraddizioni di nuove proposte di modifiche, sembra difficile riuscire a intervenire nell’immediato sule pensioni: le ultime notizie




Le ultime notizie sui dati economici italiani continuano a preoccupare e ad aggravare la situazione si aggiungono le novità sull’andamento del Pil italiano, negativo, e della crisi cinese, che rischia di avere conseguenze devastanti su tutte le Borse mondiali. Se qualche tempo fa, infatti, l'agenzia di rating Moody's ha pubblicato le stime sulla crescita del Pil in Italia che si sono rivelate molto meno ottimistiche di quanto ci si potesse aspettare, visto che secondo l’agenzia l'economia italiana crescerà di appena l'1% nel 2016, facendo tramontare le speranze del governo Renzi di una crescita dell'1% per la fine 2015 e dell’1,4% nel 2016; mentre secondo gli ultimi dati dell’Ufficio Studio della Cgia di Mestre, le tasse sono diventate elevatissime, soprattutto Irpef, Iva e Ires e il Pil, a differenza del primo trimestre del 2015, quando era tornato a crescere, è di nuovo in una situazione critica, frena anche l’occupazione e i conti pubblici dello Stato sono a rischio a causa di un buco di miliardi di euro per il rimborso dei debiti arretrati della pubblica amministrazione, il pericolo del crollo della Borsa cinese si affaccia minacciosamente sullo scenario internazionale.
 
Ma la situazione deve necessariamente riprendersi se si vogliono raggiungere gli obbiettivi di miglioramento definiti dall’esecutivo. Al momento, comunque, si tratta di un’impasse da cui sembra decisamente difficile uscire. E in questa situazione critica dal punto di vista economico, risulta difficile anche riuscire ad avere quell’appoggio dall’Ue necessario soprattutto per avere maggiore flessibilità di intervento sulle pensioni. Questo scenario attuale è il motivo principale per cui non vi sarà probabilmente spazio nella prossima Manovra Finanziaria per modifiche pensionistiche, al contrario di quanto si pensava invece a inizio agosto.

All’inizio del mese, infatti, sembravano essersi prospettate svolte per l’approvazione del contributivo donna e dell’assegno universale, su cui però ci si è nuovamente arrestati a causa dei nuovi blocchi dei tecnici del Tesoro che continuano a lamentare la mancanza di fondi necessari, e si era delineata la proposta di una nuova legge per permettere ai lavoratori di andare in pensione, mix di norme di piani di uscita con quota 100, mini pensione, contributivo, che ha messo tutti d’accordo, in questi ultimi giorni nuove dichiarazioni di tecnici e autorevoli esponenti politici hanno di nuovo messo tutto in dubbio.

Significativi in tal senso i silenzi espliciti sulla questione pensioni del premier Renzi e del ministro dell’Economia Padoan nei loro rispettivi interventi al meeting di Cl di Rimini. Del resto, in questa situazione economica di crisi è difficile parlare di modifiche e tornare a fare annunci e promesse che, si sa già, non potranno essere mantenute. E Giuliano Cazzola è uno di quelli che ritiene che non sia il momento di parlare di cambiamenti alle pensioni proprio in questo momento e che, ben consapevole del fatto che  le norme previdenziali attuali siano diventate troppo rigide, pensa comunque che sia bene non mettere mano alla riforma nell’immediato futuro.

Per il sottosegretario al ministero dell’Economia, Enrico Zanetti, l'unica possibilità di intervenire sulle pensioni è quella di concedere la possibilità di uscita anticipata con ricalcolo contributivo, precisando che “La flessibilità in uscita è una buona cosa, a patto però che venga strutturata senza gravare sulla fiscalità generale”. Per concedere maggiore flessibilità si potrebbe riportare in ballo il nuovo piano di Renzi-Boeri mix tra i tre meccanismi di contributivo, mini pensione e quota 100, ma è pieno di paradossi e proprio questo i tecnici frenano.

Questo piano potrebbe, infatti, permettere ai lavoratori di andare in pensione prima con mini pensione e decurtazioni sull'assegno finale fino ad un massimo del 12%, cioè tagli del 3% per ogni anno di uscita anticipata, sulla base dei contributi accumulati durante la propria vita lavorativa, e penalizzazioni come previste dalla quota 100, ma la mini pensione, che dovrebbe avere un valore di circa 700 euro al mese, poi da restituire però una volta che il lavoratore matura i normali requisiti pensionistici richiesti, servirebbe per alleggerire, nel'immediato, i tagli, ma così facendo, paradossalmente, l’uscita anticipata, che dovrebbe favorire i lavoratori, rischia di essere completamente a suo stesso carico, considerando che l’importo dell’assegno finale è calcolato sulla base dei contributi versati durante l’intera vita lavorativa del singolo, diventando poco vantaggiosa.

E se questo sistema sarebbe a costo zero per lo Stato, naturalmente vien da chiedersi in cosa verrebbero impiegate quelle risorse economiche che dovrebbero derivare dall’applicazione del contributo di solidarietà sulle pensioni più elevate. Per questi motivi i tecnici frenano e forse per gli stessi motivi Renzi non ha fatto alcun riferimenti alle pensioni a Rimini, contrariamente a quanto invece aveva fatto alla Festa dell’Unità di luglio a Roma, quando aveva chiaramente annunciato l’intenzione di mettersi a lavoro per concedere maggiore flessibilità in uscita per tutti e aumenti delle pensioni più basse.

Se però Renzi e Padoan hanno taciuto sulla questione previdenziale, sempre al meeting di Rimini, a parlare di pensioni, collegate però al lavoro, è stato il ministro del Lavoro Poletti, che ha chiaramente detto come intervenire sulle norme previdenziali attuale sia importante per dare nuova spinta al mercato del lavoro per i più giovani. Nonostante questa disponibilità, però, c’è il rischio che nella Manovra Finanziaria di ottobre non ci sia nulla, sia perché il governo deve necessariamente chiudere prima altre questioni fondamentali, come gli aumenti degli stipendi degli statali, ma anche i piani tagli, sia perché le risorse economiche sono decisamente limitate per soddisfare ogni richiesta. E le pensioni potrebbero così essere rimandate al prossimo 2016.

Se, tuttavia, non si riuscirà a far niente per cambiare l’attuale legge, quanto meno l’idea è quella di bloccare le nuove regole che prevedono, a partire dal primo gennaio 2016, un aumento dell’età pensionabile per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita Istat. Da gennaio prossimo, dunque, non si andrà più in pensione a 66 anni e tre mesi ma a 66 anni e sette mesi, rendendo l’accesso alla pensione sempre più rigido. Viste le poche speranze di realizzare le novità pensionistiche richieste, è possibile che subito dopo la Manovra Finanziaria, si definisca quel decreto previdenza che dovrebbe contenere innanzitutto interventi negativi su baby pensioni, pensioni di invalidità, cumulo, reversibilità proprio per il risparmio di nuovi fondi.
Ogni intervento sulle pensioni dovrebbe, dunque, essere scaglionato: si partirebbe cioè dal decreto previdenza, per poi attendere i decreti attuativi della riforma della P.A. che inizieranno la prossima settimana a che al momento non contengono nulla sulle pensioni anche se si è parlato di part time e turn over, e quindi la riforma della Concorrenza, dopo l’approvazione di un emendamento sulla portabilità dei fondi pensione che riduce da 48 a 24 mesi il periodo di disoccupazione e da 10 anni a 5 anni il periodo mancante alla maturazione dei requisiti anagrafici per il raggiungimento della pensione pubblica anche se, sulla base dei regolamenti dei fondi di pensione complementare, si potrà tornare all’anticipo massimo di 10 anni.

Questo anticipo potrebbe aprire nuove prospettive anche per quota 100, mini pensione e modifiche all'assegno previdenziale. A questo punto sarà fondamentale capire cosa accadrà il prossimo 9 settembre, quando tornerà a riunirsi la Commissione Lavoro. In programma la discussione sulla settima salvaguardia per gli esodati ma c’è anche chi spera che si torni a parlare di quota 96 della scuola, ma se dovesse, invece, bloccarsi tutto certamente sarebbe un segnale fortemente negativo. Altre indicazioni potrebbe, inoltre, arrivare dalle prossimo Feste dell’Unità ma non resta che attendere.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il