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Pensioni ultime notizie si delinea piano Renzi-Boeri ibrido nuovo, assegno universale, contributivo eppure reale rischio nulla

Problemi approvazione pano contributivo donna, assegno universale e prepensionamenti e ultime notizie: cosa si farà nella prossima Manovra di ottobre? Le novità




Dopo quasi un anno di lavoro e il ritorno a lavoro dopo la pausa estiva, si torna a discutere di novità pensioni, su cui in realtà il dibattito politico non è mai arrestato, e di interventi che continuano a delinearsi nonostante le ultime notizie riportino una chiara difficoltà di approvazione degli stessi. In vista della prossima Manovra Finanziaria, che avrebbe dovuto contenere interventi pensionistici, sembra infatti sempre più difficile che possano effettivamente rientrarci, a causa non solo di una situazione economica critica che costringe il lavoro a dare priorità ad altri interventi più urgenti e obbligati in mancanza di fondi, ma anche di una situazione politica complessa dove sembrano regnare solo scontri, sia all’interno del Pd stesso, che tra i diversi partiti politici.

Tra le possibili misure che potrebbero essere approvate ma incerte, la proroga del contributivo donna al 31 dicembre 2015 che permetterebbe ancora alle lavoratrici di accedere alla pensione a 57 anni di età, 58 per le autonome, con 35 anni di contributi e un assegno finale calcolato esclusivamente con sistema contributivo, che ridurrebbe l’assegno altrimenti calcolato con sistema retributivo di circa il 25-30%. Finora il piano è sempre stato bloccato dai tecnici del Tesoro per mancanza di risorse economiche ma dopo gli ultimi dati resi noti dal Ministero del Lavoro che sostegno la disponibilità dei fondi necessari, qualcosa potrebbe cambiare.

Altra novità delineata in queste ultime settimane è la nuova legge pensioni Renzi-Boeri, mix dei meccanismi di uscita anticipata con quota 100, mini pensione e contributivo, che permettere di andare in pensione a 62 anni con 35 anni di contributi e una decurtazione del 3%, per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia di pensionamento fissata dalle attuali norme. La penalizzazione sull’assegno mensile arriverebbe ad un massimo del 12%, se si decide di lasciare a 62 anni, ma si tratta di un taglio che verrebbe in parte alleggerito da un prestito erogato dallo Stato, mini pensione, che il lavoratore dovrà poi restituire, con piccole decurtazioni mensili sull’assegno finale, quando avrà maturato i normali requisiti. La pensione verrebbe così calcolata sul montante contributivo versato da ciascun lavoratore.

In questo modo, però, nascerebbe il paradosso della pensione anticipata interamente pagata dagli stessi cittadini, a costo zero per lo Stato. Altra misura che sembrava in via di approvazione ma per cui si rischia di non fare ancora nulla è l’assegno universale: il piano per recuperare risorse necessarie per l’erogazione di questo assegno dovrebbe essere quello di un contributo di solidarietà sulle pensioni superiori ai tremila euro, ma non è ancora sicuro questo piano e ci sarebbe da risolvere ancora il problema delle categorie di persone cui destinarlo.

Mentre, infatti, il presidente dell’Inps Boeri nel suo piano pensioni lo ha modulato solo per gli over 55 che perdono il lavoro, altri politici, M5S in primis, vorrebbero estenderlo a tutti. Ma non c’è tempo, da ora fino alla presentazione della Manovra di ottobre, di chiudere questa questione per approvarla, a meno di uno sprint finale a sorpresa.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il