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Pensioni ultime notizie in Legge Stabilità Renzi e Manovra Finanziaria si delineano realmente modifiche minime o nulle

Mancanza di fondi, difficile situazione economica e clima politico rendono difficile la definizione di novità pensioni nella prossima Manovra: le ultime notizie




Il governo è a lavoro ormai da qualche tempo per la definizione delle novità che dovranno rientrare nella prossima Manovra Finanziaria di ottobre. Ma le ultime notizie continuano ad essere negative: non si lavora, infatti, in clima disteso e rilassato, considerando che per ogni intervento al vaglio bisogna fare i conti con la mancanza di soldi e con una situazione economica italiana davvero difficile da affrontare. E non contribuiscono a migliorare il clima gli scontri interni al governo, a partire dal Pd stesso, per arrivare a quelli che ormai da tempo nascono tra i diversi partiti politici. Motivo del contendere sono le diverse posizioni su questioni cruciali, come le stesse pensioni, per cui se da una parte di spinge per l’urgenza di modifiche, dall’altra si frena.

In questo contesto si inserisce poi lo ‘scontro’ con l’Europa: l’Ue da sempre non è favorevole a interventi di modifica sull’attuale legge previdenziale italiana e, particolarmente attenta ai conti pubblici, è sempre più difficile da convincere ad aprire a maggiori margini di flessibilità per la concessione di spazi di manovre che sarebbero vantaggiose. Il presidente dell’Inps Boeri, insieme al commissario per la spending review Gutgeld, puntano proprio a far capire all’Europa che approvare modifiche alle pensioni sarebbe vantaggioso sia in termini di risparmi, sul lungo periodo, sia in termini occupazionali.

Ma si tratta di uno scenario che al momento sembra distante dalla realtà e che contribuisce a far ben pensare che nella prossima Manovra non rientrerà alcuna novità pensioni. Ad avvallare questa ipotesi gli ultimi silenzi di premier Renzi e ministro dell’Economia Padoan che la scorsa settimana, in occasione dei loro interventi al meeting di Cl a Rimini, hanno parlato di interventi a 360 gradi su casa, tasse, lavoro e famiglia senza fare assolutamente alcun riferimento alle pensioni.

E sono tutti elementi che portano a pensare che nella Manovra di ottobre potrebbero esserci interventi minimi o nulli , anche se sarebbe importante almeno puntare l’attenzione sulle nuove regole del 2016, dall’aumento dell’età pensionabile che salirà da 66 anni e tre mesi a 66 anni e sette mesi per l’adeguamento all’aspettativa di vita Istat, alla rivalutazione negativa degli assegni pensioni, che altrimenti renderebbero i requisiti di uscita attuale ancora più rigidi, visto che nulla si potrà fare per le pensioni anticipate.

E proprio per questo, negli ultimi giorni, è tornata in ballo l’idea del decreto previdenza, così come della nuova proposta di legge Renzi-Boeri di uscita a 62 anni con contributi di 35 anni e penalizzazioni del 3% per ogni anno di anticipo in cui si lascia il lavoro rispetto ai 66 anni oggi fissati, con una mini pensione che permette di ridurre il taglio da subire (ma che il lavoratore dovrà restituire una volta maturati i normali requisiti richiesti) e una pensione finale calcolata esclusivamente sulla base dei contributivi versati.

Un piano basato esclusivamente sulla volontà dei cittadini di uscire e interamente pagato dai cittadini. Ma il premier potrebbe bloccare questa legge e rimandare tutto per evitare di perdere voti con una legge che, per quanto possa consentire di lasciare il lavoro prima, essendo a carico dei lavoratori stessi certamente susciterebbe non poche polemiche.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il