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Pensioni ultime notizie convergenza fattibilità quota 100, legge Renzi-Boeri, contributivo, assegno universale non c'è

Incerte, confuse e tante le ultime notizie sulle pensioni ma la certezza è la difficoltà di definire modifiche e i contrasti politici. Le novità




In vista della presentazione della nuova Manovra Finanziaria, stentano ad arrivare novità positive sulla questione pensioni. E le novità sulle diverse proposte avanzate in questi mesi, da piano di uscita a quota 100, contributivo, part time e ricambio generazionale e assegno universale, sono piuttosto confuse e contraddittorie anche se in teoria perfettamente definite. Ma ci sono divergenze da superare all’interno del Pd stesso e tra tutti gli altri partiti: ognuno sostiene un intervento diverso ed è chiaro che questo crea polemiche e discussioni.

Sembrava fosse ormai in via di approvazione ad agosto il contributivo donna, sostenuto da Parlamento, INPS Boeri e premier Renzi, tornerà ad essere discusso mercoledì 9 settembre in Commissione Lavoro, il Ministero del Lavoro ha anche comunicato che sono disponibili i fondi necessari, ma potrebbe essere ancora bloccato dai tecnici del Ministero delle Finanze. Renzi stesso fino al mese scorso dichiarava di essere pronto a intervenire per sostenere una maggiore flessibilità per tutti e garantire aumenti delle pensioni minime, ma ora sembra nuovamente bloccato ma potrebbe far passare la sua nuova proposta di legge Renzi-Boeri, che però non mette tutti d’accordo.

Si tratta di una proposta che dovrebbe permettere di andare in pensione a 62 anni con 35 anni di contributi e una decurtazione del 3%, per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia di pensionamento fissata dalle attuali norme previdenziali.  La penalizzazione sull’assegno mensile arriverebbe ad un massimo del 12%, se si decide di lasciare a 62 anni, ma si tratta di un taglio in parte ricompensato da un prestito (mini pensione) dello Stato che il lavoratore dovrà poi restituire, con piccole decurtazioni mensili sull’assegno finale, una volta raggiunti i normali requisiti richiesti. La pensione si calcolerebbe sul montante contributivo versato da ciascun lavoratore.

In questo modo, però, la pensione anticipata verrebbe interamente pagata dagli stessi cittadini, a costo zero per lo Stato, e forse anche poco vantaggiosa per il lavoratore. Anche sull’assegno universale manca la convergenza di posizioni: il presidente dell’Inps Boeri lo ha proposto per gli over 55 che rimangono senza lavoro, il premier Renzi vorrebbe istituirlo per le fasce disagiate, il M5S a tutti, mentre il ministro del Lavoro Poletti solo per chi ha perso il lavoro ma dimostra di essere alla ricerca di un nuovo impiego e per un tempo limitato.

Dalla parte del part time per sostenere il turn over lavorativo e il ricambio generazionale il ministro del Lavoro, ma si tratta di un sistema nei confronti del quale ormai non c’è più particolare attenzione, diversamente dal piano di quota 100, fortemente voluto da sindacati, minoranza Pd e Commissione parlamentare ma a cui dicono no il Ministero delle Finanze e il presidente dell’Inps Boeri perché troppo costoso. Secondo le stime di Boeri per la quota 100, fino al 2019, servirebbero 10,6 miliardi di euro. Attendiamo, intanto, l’esito delle discussioni sul contributivo, fortemente voluto da premier Renzi e presidente Boeri, ma osteggiato da Pd, Lega, e dal ministro Poletti.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il