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Pensioni ultime notizie settimana per precoci e usuranti. Attenzione pare essersi spostata a leggi universali

Le novità pensioni sulle categorie di lavoratori precoci e usuranti sono pressocchè nulle: le ultime notizie e possibili cambiamenti




Le novità pensioni sulle categorie di lavoratori precoci e usuranti sono pressocchè nulle. Se fino a qualche mese fa le prime modifiche da attuare all’attuale legge pensionistica erano principalmente indirizzate a queste fasce di persone, fortemente penalizzate dalle norme previdenziali oggi in vigore, ora nulla sembra prospettare particolari cambiamenti in questo senso. Ma non c’è da stupirsi, considerando che vi sono casi, diventati ormai sociali, come esodati e quota 96, che devono ancora essere risolti e sono sempre più urgenti.

Se le ultime notizie sulla questione previdenziale si concentrano sulla nuova legge Renzi-Boeri, che rappresenta una combinazione dei meccanismi di uscita anticipata con quota 100, mini pensione e contributivo, e dovrebbe permettere di andare in pensione a 62 anni con 35 anni di contributi e una decurtazione del 3%, per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia di pensionamento fissata dalle attuali norme previdenziali, tagli in parte alleggeriti da un prestito erogato dallo Stato, mini pensione, che il lavoratore dovrà poi restituire con piccole decurtazioni mensili sull’assegno finale, maturati i requisiti pensionistici normali e il valore della pensione verrebbe calcolato sulla base dei contributi realmente versati.

Si tratta, però, di una proposta che dovrebbe essere valida per tutti ma che peserebbe ancor di più per usuranti e precoci, soprattutto alla luce dei requisiti che diventeranno ancor più stringenti a partire dal primo gennaio 2016. Dall’anno prossimo, infatti, per andare in pensione non basteranno i 66 anni e tre mesi ma 66 anni e sette mesi, con 42 anni e sei mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e sei mesi per le donne, requisiti decisamente troppo rigidi per chi ha iniziato a lavorare sin da giovanissimo o per chi svolge lavori, mentali o fisici, troppo pesanti.

Per sostenere queste categorie di lavoratori sono state presentate diverse proposte di modifica, dalla possibilità di andare prima in pensione senza decurtazioni finali con il contributivo, all’uscita con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica, per l’uscita dei precoci che hanno iniziato a lavorare sin da giovanissimi.

C’è chi ritiene che la proposta di Damiano di quota 41 possa essere la miglio rema, di contro, c’è anche chi a soluzioni ad hoc per questi lavoratori non è favorevole e questa posizione rappresenta una forte ingiustizia sociale considerando che ne sono protagonisti lavoratori che sono da sempre impiegati in qualche attività professionale e per cui è anche difficile riuscire a maturare gli attuali requisiti richiesti.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il